A un cucchiaio dal mondo - Cattedrale di Sant'Agata

Passeggiata a Catania – 23 Ottobre 2018


– Indicazioni di itinerario –
  • Itinerario adatto a tutta la famiglia
  • Attrezzatura richiesta: abiti comodi o casual, scarpe da passeggio/scarpe da ginnastica/scarpe da trekking urbano 
  • Luoghi di interesse visitati da ‘A un cucchiaio dal mondo’: Cattedrale di Sant’Agata e il Tumulo di Bellini, Badia di Sant’Agata, Palazzo delle Scienze, Villa Manganelli, Ratto di Proserpina, Bastione di Carlo V, Giardino Pacini, Piazza Università, Piazza Stesicoro e il Monumento a Bellini, Colosseo Nero, Piazza Carlo Alberto e la Fera o’ Luni, Teatro Massimo dell’opera ‘Vincenzo Bellini’, Fontana di Piazza Duomo
– Catania: una breve storia pratica –

‘Melior de cinere surgo’ – Rinasco migliore dalle mie ceneri

(iscrizione sulla Porta Ferdinandea)

Catania è il secondo porto più grande della Sicilia, situato nella parte orientale dell’isola, sulla Costa Ionica. La città sorge ai piedi dell’Etna, il Gigante buono, il Mongibello (dal latino ‘mons’, monte, e dell’arabo ‘giabal‘, monte, per cui Monte dei Monti), la cui eruzione più devastante si verificò nella seconda metà del secolo XVII (1669), quando la città era ancora vessata da una prima ondata di  peste nera riversatasi su Catania e i catanesi nell’anno 1576.  La leggenda narra che l’epidemia sia venuta a placarsi per intercessione di Sant’Agata a mezzo delle sue reliquie, che avrebbero guarito i malati una volta giunte presso gli ospedali in questi erano ricoverati. Una seconda ondata di peste minacciò, poi, l’incolumità dei catanesi nell’anno 1743, questa volta però proveniente dall’intorno Messinese: i catanesi, di tutta risposta, sfilarono ancora una volta con le reliquie di Sant’Agata, che, ancora una volta, diedero luogo al tanto desiderato prodigio. La peste cessò ancora una volta e in ricordo di questo gioioso evento i catanesi eressero una statua in onore di Sant’Agata al centro di Piazza dei Martiri, ritraente la ‘Santuzza‘ che piega al suo volere la piaga della peste raffigurata allegoricamente da un demonio.

La vita della santa è riportata negli ‘Acta Sanctorum‘ di Jean Bolland, erudito belga dell’ordo gesuita che si prefisse il compito di redarre una agiografia completa dei santi, il cui primo volume venne pubblicato nel 1643.

A seguito dell’eruzione del ’69, Catania divenne un’importante giacimento di zolfo, sfruttato sino agli inizi del ‘900, quando i vari depositi vennero chiusi e i siciliani fuggirono oltre oceano. Furono questi depositi e i ‘carusi‘, ragazzi prosciugati all’inverosimile dal lavoro in miniera che ispirarono il racconto del 1907: ‘Ciaula scopre la luna‘ di Luigi Pirandello.

– il nostro tour –

Il nostro tour inizia dal porto, dove ci apprestiamo a salire sulla navetta che ci avrebbe condotti a Piazza del Duomo. Il tragitto percorso dal nostro autista, Dino, ci permette di poter ammirare da vicino numerosi luoghi di interesse e di particolare affezione per i catanesi, come ad esempio la celeberrima statua del Ratto di Proserpina, scolpita da Giulio Moschetti nel 1904 e il Museo del Cinema e dello Sbarco alleato del ’43.  Una garitta spagnola, giacente su un cumulo di lava rappresa, adiacente al Corso Italia, ci ricorda che Catania, originariamente colonia greca fondata dai proseliti del militare siceliota Evarco, che dalle colline d’Eubea giunsero presso la collina di Monte Vergine fondandovi l’antica Kατάvη, fu anche sotto la dominazione spagnola, a seguito della sua annessione al ramo della corona d’Aragona nel 1282. Fu proprio allora che Catania divenne capitale del Regno di Trinacria.  

Statua del Ratto di Proserpina di Giulio Moschetti (1904)
Statua del Ratto di Proserpina – Giulio Moschetti, 1904

Corso Italia è noto soprattutto per le numerose ville in stile ‘liberty‘ (‘art nouveau‘ in Francia) ora ristrutturate e destinate ad altri usi e a esercizi commerciali. Tra le più belle ed eclettiche v’è sicuramente Villa Manganelli, progettata dall’architetto palermitano Ernesto Basile su commissione del Principe Manganelli in occasione delle sue terze nozze. La sua costruzione iniziò nel 1907 e a tutt’oggi è disabitata e in fase di restauro a causa di un incendio doloso che ne danneggiò irrimediabilmente i primi due piani nel 1981. Una volta costeggiato il Palazzo delle Scienze giungiamo nei pressi di Piazza Verga, così denominata per la presenza di una fontana il cui soggetto sembra essere proprio un episodio tratto dal romanzo verghianoI Malavoglia‘, del 1883. La costruzione, ad opera dello scultore catanese autodidatta Carmelo Amendola, richiese ben 19 anni per la sua realizzazione: venne inaugurata, così, nel 1975. L’anno successivo l’autore morì a causa di una emorragia cerebrale. Piazza Verga sosta all’ombra del Palazzo di Giustizia, protetto dalla fortitudo e la magnificenza della Statua della Giustizia dello scultore Mimì Maria Lazzaro, un bronzo situato proprio dinanzi all’ingresso principale del palazzo.

Lasciata alle nostre spalle Piazza Verga, sempre a bordo della navetta costeggiamo Piazza Bellini sino a giungere nei pressi di Piazza Stesicoro, ove giace uno dei più grandi ritrovamenti archeologici dell’intorno catanese: il famigerato Anfiteatro romano di Catania, anche conosciuto col nome di Colosseo Nero. Un meraviglioso plesso in pietra lavica dell’Etna, in grado di ospitare più di 15.000 astanti a un numero variegato di spettacoli, fatto risalire al secolo II, a cavallo dell’imperio di Adriano e Antonino Pio, al cui interno è possibile scorgere una incisione particolarmente suggestiva ed emblematica attribuita, presumibilmente, a Sant’Agata che ricevette il suo martirio proprio nei pressi dell’anfiteatro. L’iscrizione recita:

Per me civitas catanensium sublimatur a Christo.

Sant’Agata

Ogni Lunedì, in Piazza Carlo Alberto, in prossimità di Piazza Stesicoro viene allestito uno splendido mercato chiamato Fera o’ Luni, chiamata così proprio perché  si svolge di Lunedì e, unitamente alla Pescherìa, è uno dei mercati rionali più grandi di Catania. 

Giardino Pacini

Scendiamo finalmente dalla nostra navetta nei pressi del Giardino Pacini, soprannominato simpaticamente dai catanesi ‘Villa ‘e varagghi‘, in quanto gradita meta per le persone anziane che vi si recavano per rilassarsi e ‘sbadigliare‘, dove sgranchiamo le nostre gambe sopite dal viaggio in bus. Attraversiamo Porta Uzeda, incastonata nei meravigliosi Bastioni di Carlo V per fare finalmente il nostro ingresso in Piazza Duomo. Prima di proseguire ulteriormente, ci soffermiamo in un negozietto di souvenir in prossimità del Museo Diocesano di Catania dove acquistiamo alcuni ammennicoli realizzati in pietra lavica dell’Etna, alcune riproduzioni dei tradizionali carrettini siciliani e, naturalmente, un paladino in bronzo raffigurante l’eroe epico Orlando. Dal momento in cui la Cattedrale sarebbe rimasta inaccessibile ai visitatori sino alle 16:00, ci contentiamo di contemplare l’immenso edificio della cattedrale dall’esterno, alla ricerca di un profilo che ne potesse raccogliere i numerosi dettagli e particolari in una sola foto. La splendida facciata a tre ordini in stile corinzio in marmo di Carrara ospita un primo ordine di sei colonne di derivazione romana,  sormontato dallo stemma della famiglia del vescovo Pietro Galletti; un secondo ordine, anch’esso di sei colonne e un terzo ordine di quattro. Tutti gli ordini, ad ogni modo, ospitano delle guglie al cui interno sono ospitate statue di Sant’Agata, San Berillio e Sant’Euplio.

Rincuorati da quella splendida visione, ci rechiamo all’ombra della Statua dell’Elefante che si erge al centro di Piazza del Duomo, il cui soggetto è, per l’appunto, un elefante realizzato in nera pietra lavica, sormontato da un obelisco di chiara derivazione egizia, sul quale è scolpito un uomo ornato di fascia e armato di vanga. L’uomo, allegoricamente, rappresenta il fiume Simeto, uno dei fiumi più grandi e che attraversano il suolo di pertinenza catanese, e per questo simbolo della città di Catania. 

Statua dell’Elefante – Piazza del Duomo (CT)

Salutiamo la statua di elefantine fattezze con la dovuta riverenza e ci incamminiamo lungo la via Etnea, ammirando sbalorditi la variegatura culturale di questa metropoli dettata non soltanto dallo stile degli edifici, ma anche, e soprattutto, dai suoi abitanti, sino a giungere nei pressi di Piazza dell’Università, sede del Syculorum Gymnasium, o Università degli Studi di Catania, fondata nel 1434 e per questo una delle più antiche Università della Sicilia e tra le maggiori d’Italia per numero di iscritti, la cui facciata sembra permeare lo stile filo-romanico della facciata della Cattedrale di Sant’Agata, a sua volta realizzata con le fattezze della facciata della Cattedrale di Sant’Anna a Palermo da Biagio Amico: a tre ordini di finestroni sulla cui sommità si erge un abside campanario affiancato da due puttini

Nel corso del nostro tragitto in bus dal porto a Piazza Duomo abbiamo scorto una piccola porzione del muro nord del Teatro dell’opera Massimo dedicato a Vincenzo Bellini, per cui decidiamo di dare fondo al nostro Assistente Google che ci ha condotti nuovamente a Piazza Bellini e, al meraviglioso edificio del teatro dedicato al dorato giglio catanese, inaugurato il 13 Maggio 1890 con l’opera Norma, del 1831 e realizzato dall’architetto Andrea Scala. La facciata, in stile neo-barocco di sansoviniana rimembranza, presenta due ordini di quattro colonne e ospita, nel primo ordine, i tre portoni d’ingresso agli ambienti del teatro; nel secondo ordine dei finestroni che danno sugli ambienti interni del teatro, riccamente decorati e affrescati dalla sapiente mano di Ernesto Bellandi. Sfortunatamente per noi, il teatro è chiuso al pubblico a meno di non accedervi per l’allestimento di un’opera. Ma ciò non ci vieta di fare qualche fotografia ristorati dai freschi zampilli della fontana di Piazza Bellini.

Si avvicina l’orario di apertura della Cattedrale di Sant’Agata, per cui ci incamminiamo nuovamente, a passo svelto, verso Piazza del Duomo. Prima di accedere alla cattedrale ci fermiamo ad ammirare la splendida facciata esterna della Chiesa della Badia di Sant’Agata. Finalmente facciamo il nostro ingresso nel monumentale edificio della cattedrale, e subitamente ci si para dinanzi una navata di titaniche proporzioni che culminava nell’abside dell’altare maggiore finalmente affrescato dal pittore romano Giovanni Battista Corradini nel 1628,  alla cui base giace un finemente intagliato coro in legno in stile barocco a 34 stalli che circonda per tre lati il presbiterio, scolpito dallo scultore napoletano Scipione Di Guido alla fine del XVI secolo. Dinanzi all’altare bronzeo ‘versus populum‘,  di Dino Cunsolo, si erge un sontuoso pulpito ligneo, riccamente intarsiato con motivi e simboli tipici della visione che gli uomini avevano della religione ai tempi della ‘perla imperfetta‘. 

Nella seconda campata della navata destra giace il Tumulo di Vincenzo Bellini, particolarmente suggestivo, realizzato da Giovanni Battista Tassara nel 1876, quando la salma del giglio di Catania venne traslata dal cimitero di Père Lachaise.  La targa affissa alla lapide reca un passo de ‘La Sonnambula‘, il cui libretto fu scritto da Felice Romani, e recita:


Ah! Non credea mirarti si presto estinto fiore…

Felice Romani – La Sonnambula (6 Marzo 1831)

Estasiati dalla silenziosa solennità di quei luoghi, ci rechiamo nuovamente all’esterno della cattedrale, ispirati dalla devozione che il popolo di Catania ha rivolto ai suoi figli prediletti, la sua Santuzza e il suo dorato giglio. Piuttosto affamati ci rechiamo presso il Caffè del Duomo, per gustare in una sala ricavata dalla nuda roccia, le cui pareti adesso sono rivestite da cantinette in legno per gustare una deliziosa granita alla mandorla, accompagnata, naturalmente, da una altrettanto deliziosa e fragrante brioche. Una pausa necessaria e davvero rinvigorente.

Dopo di ciò, ci spostiamo verso il lato sud della Piazza del Duomo per ammirare la Fontana dell’Amenano, soprannominata anche Fontana del Lenzuolo, per il gioco di acque che, riversandosi nei canali sotterranei che affluiscono direttamente nel fiume Amenano, per l’appunto fiume sotterraneo che attraversa l’intera città di Catania silenzioso e non visto, creano questa sorta di effetto lenzuolo davvero sensazionale. La fontana consta di tre elementi: al centro una giovane figura ambigua i cui genitali sono raccolti all’interno di una foglia di fico e ai due lati due tritoni in posizione reverenziale. 

Prima di ritornare ai nostri alloggi, abbiamo ancora del tempo per ultimare i nostri ultimi acquisti: per cui ci rechiamo presso un negozietto di prodotti tipici che abbiamo adocchiato nel nostro tragitto in navetta, che porta il nome di Agathea, in onore naturalmente della ‘Santuzza‘ dove acquistiamo dell’ottima crema di pistacchio e del cioccolato di Modica, che gustiamo all’ombra dei Bastioni di Carlo V.

Agathae – negozio di prodotti tipici Siciliani
– Termina la nostra passeggiata a Catania –

Termina così la nostra passeggiata a Catania , una città splendida che offre un prezioso prezioso spaccato sulle vicissitudini della porzione inferiore della nostra penisola verificatesi a partire dalla colonizzazione greca sino alla transumanza popolare avvenuta nel corso del primo decennio del ‘900. Speriamo che il nostro articolo vi sia piaciuto e che abbiamo contribuito a generare in voi la voglia di visitare questa meravigliosa città dalle radici tanto antiche quanto profondamente segnate dal passaggio di numerose culture e dominazioni. 

Un abbraccio da Teresa e Gaetano di:

2 commenti

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