Castello di La Valletta - A un cucchiaio dal mondo

Passeggiata a La Valletta – 24 Ottobre 2018


“Benvenuti sull’isola di Malta, casa dei cavalieri dell’ordine di San Giovanni”

Il nostro arrivo a La Valletta è stato… come dire… piuttosto turbolento: il mare grosso ha dimostrato di possedere la forza necessaria a sballottare un mostro di acciaio di oltre 100.000 tonnellate, lasciandoci in balia della nausea con conseguente inappetenza, che ci aveva costretti a letto già intorno alle 21:30 della sera precedente. 

Al nostro ingresso nel porto di La Valletta, avvenuto circa alle h 07:00, il mare era ancora fortemente incollerito per le intense piogge che avevano squassato l’isola nei due giorni precedenti il nostro arrivo, lasciando però il posto, fortunatamente, a un sole molto luminoso sebbene comunque freddo: chiaro segno che la pioggia sarebbe tornata, se non nelle ore immediatamente successive al nostro arrivo, magari in tarda serata.  

Una volta abbandonato il nostro vascello, saliamo sul pullman dove facciamo la conoscenza della nostra guida Laura, la quale, riflettendo anch’essa sulle sfavorevoli condizioni meteorologiche dei giorni passati, ci informa del fatto che l’isola è raramente colpita da fenomeni meteorologici di tale portata, arrivando a registrare solo 65 cm di pioggia all’anno: un quantità preoccupantemente bassa. Di fatto, aggiunge poi, le sole piogge non sono minimamente bastevoli al mantenimento della flora autoctona dell’isola, concentrata soltanto in tre aree: quella dei Giardini Barrakka, quella dei giardini del Palazzo del Parlamento e, infine, quella dei Giardini del Palazzo dei Gran Maestri. Addirittura sull’isola, sino a pochi anni fa, era proibito alla popolazione di possedere un giardino, proprio per la mancanza di acqua potabile sull’isola. 

Ingresso ai Giardini Barrakka Superiori - A un cucchiaio dal mondo
Arco d’ingresso ai Giardini Barrakka Superiori – La Valletta (Malta)

Il bus ci lascia in prossimità della piazza del castello di Malta, al cui centro si staglia il monumento a Dom Mintoff, politico maltese e capo del Partito Labourista, dalla quale è possibile accedere e visitare i Giardini Barrakka Superiori, posti in cima al Bastione dei Santi Pietro e Paolo, divenuti celebri per il saluto che i cannoni rivolgono alle navi che fanno il loro ingresso in porto, oltre che per le numerose opere d’arte e sculture esposte en plain air come la celebre statua in bronzo ‘Les Gravroches‘ dello scultore maltese Antonio Sciortino. Nei giardini potrete gustare un ottimo caffè accompagnato, magari, da un pastizz, un tipico finger-food di origine maltese che consiste in un raviolo di pasta sfoglia ripieno di piselli o di carne di manzo tritata, nelle sue due declinazioni più apprezzate dagli indigeni, che potrete acquistare nel chioschetto allestito sul lato sud-orientale dei giardini.

I Giardini Barrakka Superiori - A un cucchiaio dal mondo
I Giardini Barrakka Superiori – La Valletta (Malta)

Una volta lasciati gli Upper Barrakka Gardens, ci rechiamo nuovamente in piazza Castello, questa volta, però, per immetterci in Triq Ir-Repubblika, o Via della Repubblica, una delle strade pedonabili principali e più trafficate dell’intera isola, per raggiungere la nostra meta successiva: il Mużew Nazzjonali tal-Arkeoloġija, il Museo Nazionale di Archeologia di La Valletta. Mentre passeggiamo, avanzando cautamente per il sovrabbondante numero di turisti che popolava la strada, riusciamo a rivolgere qualche occhiatina fuggevole ai numerosi e vari caffè, disseminati e disposti sui due lati del passaggio, cercando, in qualche modo, di immedesimarci nella quotidianità del maltese indigeno, nel tentativo di riuscire poi, una volta liberi dalla nostra guida, di dissimularci a nostra volta fra di questi e entrare a far parte della grande ruota della vita dell’isola. 

Triq Ir-Repubblika, o Via della Repubblica - La Valletta (Malta) - A un cucchiaio dal mondo
Triq Ir-Repubblika, o Via della Repubblica – La Valletta (Malta)

Raggiungiamo presto il Museo Archeologico Nazionale di La Valletta, al cui interno sono conservati i resti di alcuni dei templi più antichi mai rinvenuti al mondo (c.a. 5000 a.C.) decorati con glifi a spirale o a punti, o ancora raffiguranti animali o spighe di grano, che rappresentavano il principale mezzo di sostentamento degli antichi abitanti dell’isola. 

Un altro simbolo ricorrente della proto-civiltà dell’isola è direttamente riconducibile al culto della dea della Terra, Gaia, diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo prima dell’esplosione delle civiltà mesopotamiche (III millennio a.C.) nel fertile bacino creato dai fiumi Tigri ed Eufrate e delle prime esplorazioni navali ad opera delle civiltà Minoiche (II millennio a.C.): si tratta di una figura femminile in tutto e per tutto simile alle Veneri Steatopigie del Neolitico (25.000 a.C.), se non per il fatto che a un prosperoso seno è stato trapiantato un muscoloso petto virile e vestite di una gonna a balze, risalenti al periodo Red Skorba (IV millennio a.C.).

Questa figura rappresenterebbe allegoricamente la perpetrazione della vita dovuta, in via univoca, dalla fusione di un corpo maschile e un corpo femminile, o, per esteso, una società probabilmente fondata sulla parità dei sessi, e non sul matriarcato come avveniva per la maggior parte delle società o agglomerati sociali a essa coevi. I templi stessi risentono di questa visione egualitaria e modernissima, se pensiamo a quanto detto sino ad ora e se consideriamo che i ritrovamenti risalgono a migliaia di anni prima delle Piramidi del complesso di Giza e di Stonehenge: questi, infatti, erano realizzati seguendo, o tracciando i proprio i contorni di queste figure umane, facendo coincidere le varie ‘cappellette‘ con gli arti e la testa di queste atipiche e massicce figure antropomorfe, unite da un largo corridoio centrale che corrispondeva al corpo di queste ultime.

Tempji Ta'Hal Tarxien - Templi risalenti all'era Tarxien (3600 - 2800 a.C.) - A un cucchiaio dal mondo
Ricostruzione dei ‘Tempji Ta’Hal Tarxien’ – Templi risalenti all’era Tarxien (3600 – 2800 a.C.)

In ognuna di queste stanze erano disposti degli altari, le cui decorazioni ci descrivono quali potessero essere gli scopi per cui questi stessi furono costruiti. A ridosso di questi altari, chiaramente, giacevano le statue di queste dee androgine, la cui particolarità era quella di avere una testa rimovibile: quasi delle antesignane delle moderne action figures. Questa caratteristica era dovuta al fatto che molto spesso queste stanze erano riservate a celebrazioni piuttosto licenziose, non gradite alla vista dalla dea. 

Piuttosto ingegnosi questi nostri progenitori!

Gaetano

A mano a mano che questi aumentavano la loro perizia nella lavorazione della morbida pietra calcarea (di cui si compone la maggior parte dell’isola), scalfita e plasmata attraverso l’uso di corpi contundenti realizzati con l’ossidiana, una pietra scura e molto dura che l’Etna, con le sue eruzioni, scagliava in gran quantità sulla superficie dell’isola, questi templi divenivano sempre più grandi e complessi, aumentando, per diretta conseguenza, anche il prestigio che questi popoli maturarono agli occhi dei primi navigatori del Mediterraneo. E’ piuttosto plausibile che questi popoli siano entrati in contatto con i primi marinai Minoici che da Creta si recavano in Egitto per lo scambio di forniture tessili già intorno al III millennio a.C., in piena Era Tarxien, quando già era stata raggiunta una davvero degna di nota competenza nella costruzione di edifici destinati al culto degli dei

Eppure, di questa civiltà nulla di scritto ci è pervenuto: per cui tutto, per noi, rimane ancora un mistero: si sa solo che abitarono l’isola di Malta fra il 5000 a.C. e il 3000 a.C., per poi semplicemente sparire, senza lasciare traccia.

Ricostruzione di un ornamento tipico in conchiglia lavorata e pietra - A un cucchiaio dal mondo
Ricostruzione di un ornamento tipico in conchiglia lavorata e pietra

Ci spostiamo dal Museo Archeologico Nazionale al meraviglioso Palazzo dei Gran Maestri dell’Ordine di San Giovanni, che da Amalfi, su concessione dell’Imam fatimide d’Egitto al-Zahir, nell’XI secolo partirono per la Terra Santa dove fondarono il primo collegio ospitaliero sulle spoglie del monastero di San Giovanni l’elemosiniere, guadagnando così il nome di Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni (cfr. Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, sec. XII). L’ordine fu fondato da Beato Gerardo de Saxo, per molti francese, per altri, invece, amalfitano anch’egli. Dopo numerose vicissitudini, che li portarono prima a Cipro, poi a Rodi, infine a Viterbo, infine giunsero a Malta dove costruirono un vero e proprio microcosmo ricchissimo  e variegato, donando all’isola non soltanto il prestigio e il potere derivante dal loro danaro, ma anche bellezza e raffinatezza: infatti, essi riuscirono nel loro intento di riunire, nel corso dei loro lungi pellegrinaggi e delle loro spedizioni (ahimè, anche militari) i migliori esponenti dell’artigianato manifatturiero dell’intero bacino mediterraneo, perché potessero esornare il volto dell’isola in un modo che mai avremmo potuto aspettarci. 

Piantagione di garofani nel cortile interno del palazzo di Gran Maestri a La Valletta (Malta)

Marmi, arazzi (quali quelli offerti in dono dal Gran Maestro Ramon Perellos y Roccaful, dal gonfalone quadripartito, i cui quadranti  1 e 4 riportano la croce di San Giorgio, mentre i quadranti 2 e 3 le pere associate al suo nome), affreschi (quali quelli del meraviglioso ciclo della Battaglia di Sant’Elmo del 1526), orologi a pendolo, orologi da banco decorano, ampi refettori in legno modellati secondo il gusto del committente abitano le immense sale dell’ala ovest del Palazzo dei Gran Maestri, un vero e proprio trionfo del lusso sfrenato e spudorato, un autentico inno all’ostentazione di quella ricchezza che i Gran Maestri non pensavano neanche lontanamente di nascondere agli occhi del mondo.

Allo stato attuale delle cose, l’Ordine è impegnato in missioni umanitarie attive in tutto il mondo, profondendo i propri sforzi in aiuti per i rifugiati, prevenzione ed interventi post- catastrofi, cura e assistenza contro malattie ed epidemie e assistenza sociale, perpetrando ancora oggi una delle azioni mediche più antiche al mondo. Per rimanere aggiornati sull’operato dell’ordine, visitate il sito web www.orderofmalta.int/it

Gaetano e Teresa

Attualmente, il Palazzo viene utilizzato dal Capo di Stato soltanto in occasioni speciali, quali la visita di personalità politiche di grande levatura.

Piccola curiosità: quando accederete per la prima volta nell’ala Ovest del Palazzo, potrete notare una grande lastra in marmo bianco di Carrara su cui sono incisi i nomi dei Capi di Stato dell’isola a partire dal 1974, anno in cui Malta venne dichiarata indipendente dal Regno di Inghilterra, con Anthony Mamo primo presidente. Attualmente è una donna il Capo di Stato dell’isola: il suo nome è Marie Louise Coleiro Preca.

Gaetano e Teresa

Lasciato il palazzo abbiamo finalmente avuto in concessione del tempo libero per lo shopping e, perché no, per gustare due dei finger-food più popolari dell’isola: i pastizzi, fragranti fagottini di pasta sfoglia ripieni di piselli o macinato di manzo e il pasticcio di spinaci e alici, che abbiamo acquistato presso il Caffè Cordina, uno dei caffè più popolari de La Valletta ubicato in un palazzo storico che affaccia sulla Via della Repubblica, unitamente all’Honey Ring, un anello di pasta frolla ripieno di goloso miele nero maltese e frutta secca: davvero sensazionali!  

Con la pancia piena e soddisfatti del nostro pranzetto, ci rechiamo presso il nuovo Palazzo del Parlamento di La Valletta, progettato da niente poco di meno che Renzo Piano in persona, alla cui ombra ci siamo ristorati sino al nostro ritorno in porto, dove abbiamo potuto acquistare numerosi souvenirs, tra cui alcune ceramiche realizzate a mano ritraenti la Croce di Malta, alcune statue di cavalieri di Malta con la tradizionale mantella con croce bianca su fondo nero e altri ammennicoli presso il regency shop interno del porto, davvero rifornito di tutte le grazie offerte dall’isola in materia di food e souvenirs.  

Mattonella in ceramica ritraente la croce di Malta bianca su fondo rosso

Così si conclude la nostra passeggiata a La Valletta e la nostra visita all’isola di Malta

Grazie per aver speso parte del vostro prezioso tempo per leggere delle nostre avventure. Noi vi diamo appuntamento sempre sul nostro sito web, sui nostri profili Social Facebook, Twitter e Instagram, con tante novità, nuovi articoli e nuove avventure da condividere insieme.

Gaetano e Teresa sulla terrazza dei Giardini Barrakka superiori

Un abbraccio da Gaetano e Teresa di:

2 commenti

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