Passeggiata a Tarragona: Reus e Cambrils – 26 Ottobre 2018


“Benvenuti alla Casa di Antoni Gaudì”

Salve, adorati cucchiaini, e benvenuti in questa nuova avventura. Oggi saremo in Spagna, e, più precisamente nella Catalogna (Catalunya), una splendida regione che si estende dalla catena montuosa dei Pirenei, confinando con il piccolo Stato autonomo di Andorra e col Parc naturel régional des Pyrénées ariégeoises, sino a incrociare il suo sguardo, attraverso gli occhi del Parc Natural del Delta de l’Ebre, con la meravigliosa isola di Palma di Mallorca, perla delle Isole Baleari.

Molti di voi conosceranno questa regione poiché ospita uno dei centri urbani più celebri di tutta la Spagna, ossia Barcellona, meta privilegiata sia dal turismo civile che da quello culturale, per la straordinaria variegatura dell’offerta proposta dalla città. Ma oggi siamo qui non per parlarvi di Barcellona, no… Siamo qui per trascinarvi con forza leggermente più a Sud, quasi all’estremo meridionale del triangolo catalano, più precisamente a ridosso della Costa Daurada, per farvi scoprire altri tre meravigliosi ritagli urbani, i cui natali – per alcuni di essi – risalgono addirittura all’imperio del Divo Augusto (I secolo a.C.), i cui trascorsi affondano le proprie radici su campi di sanguinose battaglie, sulle cui ceneri sono stati edificati potenti imperi commerciali (XVIII – XIX secolo), tali da fare impallidire città quali Londra e Parigi: stiamo parlando di Tarragona, Reus e Cambrils, industriose e suggestive città marinare e gonfaloni di trasformazione e di rinascita che sapranno rapirvi e, come dicevamo prima, trascinarvi in un multi-verso artistico, sociale e culturale per nulla inferiore rispetto a quello della sorella maggiore catalana. Dunque, cosa state aspettando: gustatevi, in nostra compagnia, le meraviglie di Tarragona, Reus e Cambrils.

– TARRAGONA-

Tarragona, come già affermato in precedenza, si ubica lungo la Costa Daurada: prende questo nome dal colore delle sabbie delle sue spiagge; le lingue ufficiali della città sono il castillano e il catalano. Tarragona fonda la propria economia sull’industria: il suo sconfinato porto, uno dei più grandi della Catalogna, svolge una importantissima funzione per quest’ultima, ospitando una intensa attività di import-export di frutta, ma soprattutto di carbone indiano. Con l’arrivo della Repsol e l’esplosione del settore petrolchimico, il tessuto urbano di Tarragona ha dovuto ben presto operare una importante metamorfosi al fine di adeguarsi all’ingente numero di lavoratori impiegati dal settore: numero che al momento ammonta a circa 100.000 sui 140.000 abitanti della città. Tarragona è poi divenuta celebre per la sua università: 12.000 ora gli studenti autoctoni o ivi giunti attraverso i diversi programmi di interscambio culturale attualmente all’attivo (ad.es. Erasmus).

L’antica Tarraco fu scelta dai romani come avamposto militare per la posizione strategica a strapiombo sul mare e per il clima mite che si aggira intorno ai 15°/20°C per l’intera durata dell’anno. Si narra che l’imperatore Augusto, ammalatosi durante una delle sue spedizioni, venne mandato proprio a Tarragona, dove gli venne consigliato di soggiornarvi per alcuni mesi, affinché le benefiche condizioni climatiche lo ristorassero e guarissero dai suoi mali. Tarragona piacque a tal punto all’augusto imperatore che, nel 25-26 a.C., egli decise di eseguire delle opere di implementazione del tessuto urbano di quella piccola provincia della Hispania citerior, costruendovi addirittura un teatro e monumentalizzandone il foro cittadino. Dopo che la colonia divenne capitale provinciale nel 73 a.C., a queste opere si aggiunse anche un vero e proprio foro provinciale, raggiunto, dopo pochi anni, anche dal circo. Oggigiorno, gli antichi giacimenti della Tarraco romana sono stati proclamati patrimonio universale UNESCO.

Dove oggi giace la chiesa di Santa Tecla, prima giaceva il tempio del divo Augusto.

Gaetano e Teresa

– REUS –

Passiamo, a bordo del nostro bus, per la Confradia de Pescadores, il Serraglio, e costeggiamo il fiume Francolì (fiume molto importante in epoca roman, ma oggi quasi totalmente prosciugatosi) per recarci a Reus, suprando anche la Tabacalera de Tarragona, di proprietà della ALTADIS -Imperial Tobacco España, dove vennero rinvenute delle tombe di epoca paleo-cristiana costituenti uno dei grandi cimiteri paleo-cristiani al mondo. Tra le tombe rinvenute, quella di una bambina, al cui interno è stata ritrovata una bambola disarticolata in avorio con dei fili d’oro cuciti indosso.Questo ci lascia desumere che possa essere appartenuta a una bambina di alto lignaggio.

Reus vanta uno dei tre aeroporti più importanti della Catalogna ed è divenuta celebre, in particolar modo, per l’esportazione delle mandorle, della almendrina (una pasta di mandorle che può essere diluita in latte o acqua per creare una deliziosa e rinvigorente bevanda) e del vermouth negro, il vermouth scuro. Tutto quanto concerne le origini di questo splendido intaglio catalano è piuttosto farraginoso: funse da zona cuscinetto fra i cristiani, scesi dalla Francia per bloccare l’avanzata araba, e gli arabi tessi. A seguito della reconquista cristiana, avvenuta intorno al 1100 d.C., molti dei territori furono donati ai cristiani, ove fondarono una importante chiesa sulle spoglie di antichi campi di battaglia. Reus, intorno alla fine del 1700 divenne celebre per l’esportazione di un distillato molto simile alla grappa, al punto tale da raggiungere un potere commerciale equiparabile soltanto a città quali Londra e Parigi. Nel 1800, la città divenne anche più importante della stessa Barcellona, sino a dover essere sottoposta ad opere di riammodernamento perché potesse ospitare l’aristocrazia di tutta Europa. Questo restyling fu affidato ad alcuni architetti dell’entourage modernista, tra cui Lluís Domènech i Montaner, che ivi costruì uno dei più importanti ospedali psichiatrici al mondo: il Pere Mata, un’opera faraonica voluta dai ricchi industriali della città per ripulire quest’ultima dai malati di mente.

Qui Domènech i Montaner sperimentò per la prima volta il sistema a padiglioni indipendenti che consolidò poi durante la realizzazione dell’ospedale San Pau a Barcellona.Oggigiorno, l’unico padiglione aperto alle visite è quello dei “Distinti“. che ospitava i pazienti più facoltosi.

Teresa

Passiamo adesso per il Santuario della Vergine, la quale si narra abbia donato alla città il suo emblema, una rosa rossa su fondo bianco, baciando la piccola Isabel sulla guancia e lasciandole proprio questo segno. Scendiamo dal bus a Plaça de las oques, e ci spostiamo sulla Calla de San Juan, soffermandoci, per qualche istante, dinanzi a Casa Rull, progettata, anch’essa da Lluìs Domènech i Montaner, sulla cui facciata è possibile scorgere tutti i topoi più cari al modernismo: la natura, la religione, la Catalogna e gli animali fantastici.

Casa Rull e Casa Gasull - Reus (Tarragona)
Casa Rull e Casa Gasull – Reus (Tarragona)

Accanto a Casa Rull, del 1900, vi è poi Casa Gasull, del 1910, progettata anch’essa da Domènech i Montaner. Prima di proseguire verso Plaça de Prim, ammiriamo estasiati la Statua del Gigante Indiano di Reus: la cultura spagnola ha un rapporto molto profondo ed intimo con queste figure mitologiche, al punto tale da celebrarne la maestosità e l’imponenza durante importanti festività quali quella in onore di Santa Tecla o quale la Festa Mayor de Reus, che si svolge nel giorno di San Pietro de Reus.

La Statua del Gigante di Reus.

Raggiungiamo finalmente Plaça de Prim, così rinominata per la splendida statua equestre dedicata proprio all’omonimo generale, primo monarca di Spagna del periodo post-filossero. Sulla piazza affaccia anche un meraviglioso teatro, il teatro Fortuny, dedicato a uno dei figli prediletti di Reus, Mariano Fortuny, pittore che fece delle peculiari influenze orientaleggianti della sua pittura il suo personale lasciapassare per una ricchezza sconfinata, oltre che, ironicamente, per una morte prematura – morì a 36 anni – a causa delle esalazioni del piombo di quella stessa materia che lo glorificò così tanto in vita.

Ci spostiamo adesso da Plaça de Prim a Plaça del Mercadal, dove abbiamo fatto la nostra conoscenza con Casa Navas, altra impresa architettonica di Domènech i Montaner, questa volta su commissione di due dei più facoltosi mercanti di tessuti di tutta Reus: Joaquin e Josepa Navas. Nell’occasione, ci è stato raccontato un aneddoto molto particolare circa la casa e i suoi abitanti: la signora Josepa Navas, a quanto pare, amava davvero moltissimo fare il bucato. Per cui fu precisa istruzione della signora che la casa avesse una stanza appositamente concepita per ospitare una vera e propria lavanderia. Durante la guerra di indipendenza spagnola, il tetto e la torre di casa Navas furono completamente rasi al suolo. Scamparono ai bombardamenti la corte posteriore e il corpo principale della casa, che attualmente ospita una bottega dei successori di Joaquin Navas.

Sulla sinistra: Casa Navas – Plaça del Mercadal

Da Plaça del Mercadal ci muoviamo verso l’imponente complesso del Prioral Sant Pere, il Priorato di San Pietro, edificato nel torno di tempo che va dal 1512 al 1569, all’interno della quale è gelosamente conservato il cuore di Mariano Fortuny e dove venne battezzato, il giorno successivo a quello della sua nascita, il celebre architetto spagnolo Antoni Gaudì, altro figlio prediletto della città di Reus. A causa delle celebrazioni eucaristiche non abbiamo potuto visitarne gli interni, per cui abbiamo deciso di investire il resto del tempo di cui disponevamo per acquistare due dei prodotti tipici di punta di Reus: del vermouth negro e della almendrina. Ci facciamo aiutare con lo spagnolo dalla nostra guida locale, Claudia, che più tardi, dinanzi proprio a un buon bicchiere di vermouth negro all’ombra del Caffè Blau di Cambrils, scopriremo essere anche nostra conterranea.

Gaudì si ispirò al rosone di Sant Pere per realizzare il rosone della cattedrale di Mallorca e alla scala interna per realizzare quella della Sagrada Familia.

Gaetano e Teresa

Una volta acquistato il nostro vermouth e la nostra almendrina, girovaghiamo liberamente per Reus, scoprendo alcuni degli angoli incantevoli che la città riserva ai suoi visitatori, come questo splendido arco che affaccia su un larghetto costeggiato da caffè e botteghe di artigiani autoctoni, o la statua in bronzo di questa Vergine dalle mani protese verso il cielo, in pieno atteggiamento slanciato ma al contempo posato ed elegante.

Torniamo nuovamente a Plaça de las oques per salire sul bus che ci avrebbe accompagnato a Cambrils, ancora piacevolmente sorpresi da quanto visto sino a poco tempo prima di attraversarne ancora le ferrea portiera che, chiudendosi alle nostre spalle, decretò in maniera imperativa la fine della nostra avventura a Reus. Tutta via, ciò non costituì assolutamente un motivo di tristezza per i nostri cuori, animosi di scoprire cosa ancora la Costa Daurada aveva da offrire. Il tragitto che divide Reus da Cambrils necessita di almeno una buona mezzora di bus: per cui decidiamo di impiegare il nostro tempo a scattare qualche foto a Salou – una delle località balneari più amate della Costa Daurada, con le sue splendide spiagge, i parchi a tema, le discoteche e un clima perfetto per trascorrere le proprie vacanze estive all’insegna del divertimento – e per sistemare i nostri appunti di viaggio.

– CAMBRILS –

Cambrils, anticamente conosciuta col nome di Oleastrum per la coltivazione di una particolare varietà piccola di oliva da olio, è riuscita a esplodere negli ultimi anni grazie ad un turismo ricco ed elitario. Una volta giunti lì, ci spostiamo lungo la sua incantevole promenade, tempestata di aree verdi e caffè e osterie di mare dalle quali proveniva un profumino davvero invitante di paella e grigliata di pesce, per raggiungere una maestosa torre di avvistamento il cui scopo principale era quello di avvistare i pirati e prevenirne eventuali arrembaggi. La torre, oggi, è sormontata dai resti di un cannone che fu distrutto durante un ultima incursione pirata avvenuta nel 1799. Da qui, ammaliati dal dolce infrangersi delle onde sulla costa, decidiamo di concederci un piccolo break rinvigorente presso uno dei caffè di Cambrils, il bar Blau, dove invitiamo anche Claudia ad unirsi a noi per un veloce vermouth e per scambiare quattro chiacchiere circa il suo lavoro e la vita in Costa Daurada.

Esaurito anche il nostro tempo a Cambrils, saliamo nuovamente sul pullman per lasciare – ma solo temporaneamente – la Costa Daurada, salutandone l’azzurro orizzonte con una solenne promessa: quella di ritornarvici per cogliere e assaporarne, fino in fondo, i dolci frutti maturi il cui ricordo conserveremo nel nostro cuore per sempre.

Come sempre, grazie per il prezioso tempo da voi investito nella lettura di questo nostro articolo e, coma sempre, vi invitiamo caldamente a condividerlo e, perché no, a lasciare anche voi stessi una parola a riguardo. Per noi conta molto. Un saluto da Gaetano e Teresa di:

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