La nostra Teresa alla raccolta del mirto sul Monte Nebulano

Eventi – Il mirto del Castello Nebulano – 29 Gennaio 2019


Benvenuti alle pendici del Monte Nebulano

Salve a tutti, carissimi amici di ‘A un cucchiaio dal mondo: un fantastico itinerario fra viaggi, cibo e cultura’.

Siamo qui, oggi, nel nostro accogliente studio, per potervi parlare, in maniera approfondita, di quella che è stata la nostra esperienza di provetti cercatori di mirto in occasione dell’evento ‘Il mirto del Castello Nebulano’, organizzato dalla persona di Vincenzo Vernieri con il patrocinio dell’Archeoclub di Montecorvino Rovella, e che ci ha condotti per sentieri inusitati e sino ad oggi a noi totalmente sconosciuti, alla scoperta di panorami mozzafiato, storie appassionanti, sentieri acciottolati e cespugli di mirto dall’inverosimile bellezza e magnificenza.

Il nostro gruppo di avventurieri cercatori di mirto

Assemblato il nostro gruppo in Via Michelangelo, che da Montecorvino Rovella conduce a Montecorvino Pugliano, altro comune in provincia di Salerno, ci incamminiamo lungo il sentiero che costeggia l’Osservatorio astronomico di Montecorvino Rovella, costituito perlopiù da un fondo in cemento grezzo e che si dissipa lasciando il posto a sentieri acciottolati e costeggiati da una ricca vegetazione sottoboscale tipica della macchia mediterranea, la quale si interrompe, sovente, per sostituirsi a oliveti e noccioleti assemblati a ridosso del Monte Nebulano, nell’interrato delle sue splendide terrazze, ricavate dal fianco della montagna dai nostri ancestori già in epoca romana.

Questi sentieri, che ci accingiamo oggi a percorrere, vengono quotidianamente praticati dai cacciatori e dalle tante creature che popolano la montagna, e solo in misura minora da escursionisti o dai pochi i quali ancora investono il proprio tempo nella cura e nella coltivazione degli oliveti (di oliva rotondella, perlopiù) e della nocciola tonda trilobata, vero e proprio vanto del borgo di Montecorvino Rovella, unitamente poi a tesori nascosti ai più, quali, appunto il mirto, attorno al quale ruota questa nostra avventura fra i boschi picentini.

Ci inerpichiamo a ridosso della montagna, battendo con passo serrato questi viottoli costeggiati da questi splendidi uliveti in larga misura abbandonati alle amorevoli cure della natura, e da questi noccioleti, scorgendo qui e lì, disseminati in modo variabile alberi di ciliegio, di fichi e di sorbo, una coltura piuttosto particolare, della famiglia delle Rosacee, dai frutti ovoidali e rotondi, dalla buccia di color giallo/arancio, di cui Dante Alighieri, nella sua opera magna, la Divina Commedia, contrappone la naturale asprezza dei frutti con la dolcezza del fico con questi versi:

«ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi
si disconvien fruttare al dolce fico.»


(Dante, Inferno, XV, 65-65)

La storia del Castello Nebulano

Il nostro Cicerone, Vincenzo Vernieri

Nel corso del nostro ‘vagabondaggio’, Vincenzo, il nostro Cicerone, ci spiega un po’ la storia del Castello Nebulano, dei suoi autorevoli abitanti e delle bellicose vicissitudini venute a susseguirsi all’interno e all’esterno delle sue mura. Alcune speculazioni circa il suo nome e le sue origini, lo portano ad essere addirittura risalente all’epoca in cui i romani edificavano questi Castella a tutela di luoghi di elevato interesse da possibili attacchi da parte dei loro belligeranti avversari: e si suppone che questo castello fosse a guardia della Piana del Sele e, in particolare, di Paestum, così come ci informa l’Erchemperto nella sua Historia Longobardorum Beneventanorum, un compendio calendrico del Principato di Benevento dal 789 all’889. Ricostruito poi in sinergia coi longobardi verso la fine del IX secolo, divenne poi preda di assedi da parte dei normanni e dei saraceni nel corso del XII secolo.

Nel 1167 il castello venne poi donato all’arcivescovo Romualdo di Salerno e in pochi anni venne ricostruito e riportato all’antico splendore, sino alla prima metà del 1500, quando una disputa che vedeva protagonisti il Vicereame e il la Chiesa circa il pagamento dei castellani, costrinse questi ad abbandonare il castello a seguito del raggiungimento di uno stato di impasse fra le due parti. Da quel momento in poi, il castello venne abbandonato allo sfacelo del tempo e all’opera di riconquista da parte della natura, rare volte impiegato quale ostello per le greggi portate al pascolo sul crinale del Monte Nebulano.

Ancora oggi è possibile osservare l’opera di distruzione protratta dal tempo e dagli agenti atmosferici attraverso alcuni massi riversatisi lungo il fianco della montagna, il che rende il castello anche un possibile pericolo per coloro i quali ancora praticano questi sentieri.

Gaetano e Teresa
Veduta dal monte Nebulano

Il passeggio offre degli scorci meravigliosi sulla Piana del Sele, la cui bellezza è, ahinoi, oggi deturpata da una pletora di impianti di coltivazione sotto serra: ma, nonostante questo, molto dell’antico splendore è preservato dall’attenzione che i numerosi operatori del territorio rivolgono ai loro luoghi d’appartenenza.

Il mirto: un arbusto miracoloso

Protrazione di un arbusto di Mirto sul Monte Nebulano

Finalmente raggiungiamo alcuni dei cespugli più bassi di mirto, ricolmi di bacche che non aspettano altro che essere raccolte. Per cui, armandoci di buste, cestini, cappellini di lana in funzione di sacchetti di fortuna, cominciamo a raccogliere alcune bacche di questo straordinario arbusto, che la mitologia greca attribuisce alla dea Afrodite che, non appena emersa dalla spuma del mare da cui nacque, si nascose proprio fra di questi arbusti. Oppure alla dea Ishtar, o Astarte, della mitologia Babilonese. Questo fece del mirto simbolo di fecondità, gioia, vita, amore, rinascita e pace, al punto tale che gli stessi romani abbellivano spesso i loro giardini con questa pianta. Il suo profumo rende l’atmosfera armoniosa e il suo aroma è particolarmente apprezzato in aroma-terapia: in particolar modo viene impiegato per far fronte a particolari affezioni respiratorie e bronchiali per le sue particolari doti espettoranti e mucolitiche. E ancora: come digestivo alla fine dei pasti o in caso di congestione e cattiva digestione. Insomma, una pianta davvero miracolosa.

Di ritorno al campo base

La tavola allestita da Vincenzo e dagli avventori

Una volta ultimata la nostra raccolta, ci ritroviamo nel campo base, dove il nostro Vincenzo allestisce, insieme alla nostra Teresa e all’aiuto di alcuni avventori, una tavola su cui dispone una torta, gentilmente confezionata con bacche di mirto freschissime dalla Pasticceria Giannattasio di Montecorvino Rovella e delle ampolle contenenti liquore di mirto e una grappa nella quale è stato messo in infusione il mirto.

L’assessore alla cultura Stefania Quaranta con le due castellane Teresa e Angelica

Cogliamo poi l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con l’assessore alla cultura di Montecorvino Rovella, la gentilissima Stefania Quaranta, che ha deciso di farci compagnia in questa nostra passeggiata, con la quale discutiamo circa la possibilità di favorire la proliferazione di questi eventi di promozione territoriale al fine di stimolare la curiosità non soltanto del cittadino Montecorvinese, ma anche delle realtà limitrofe nei confronti della propria terra e del proprio patrimonio sociale, culturale e naturale e, quindi, di andare a mano a mano a costruire una vera e propria identità locale sulla solida base di una storia ricca di episodi entusiasmanti e di cui non poter fare a meno di provare un sentimento di orgoglio, anche al solo pensiero di essere riusciti a ricostruire un intero mondo dalle ceneri di sanguinose battaglie che hanno portato più volte al quasi totale annientamento dell’antica realtà montecorvinese e di una biodiversità di cui solo la macchia mediterranea può godere.

il nostro incontro volge quasi al termine, ma prima Vincenzo ci allieta in una piccola rievocazione storica che coinvolge anche la nostra Teresa e la nostra nuova amica, Angelica, che indosseranno gli abiti tipici delle castellane nebulane.

La nostra passeggiata si conclude con una rapida discesa dalla montagna, ora squassata da un forte vento che da nord spira adesso al di sopra delle nostre teste, costringendoci, quindi, a ritirarci alle nostre auto, ancora preda delle turbe emotive che hanno accompagnato i nostri passi dall’inizio alla fine di questa sensazionale avventura.

In ultima istanza ringraziamo ancora l’amico Vincenzo Vernieri, senza il quale non avremmo mai potuto potuto comprendere il significato di ‘tornare sui propri passi’ e scoprire un intero universo che , sino ad allora, si era occultato dietro il velo di maya costituito dalla quotidianità di tutti i giorni e che ora si dipana dinanzi a noi mostrandoci di esser parte di un qualcosa che prevarica le nostre reali conoscenze di ciò che abbiamo sotto ai piedi, tra le mani, o davanti agli occhi.

Noi vi ringraziamo e come al solito, vi invitiamo a seguire i nostri profili social e il nostro sito web, come al solito all’indirizzo: www.auncucchiaiodalmondo.com.

A presto da Gaetano e Teresa di:

Fonti per l’articolo

Si ringraziano:

Comune di Montecorvino Rovella
Archeoclub d’Italia: Montecorvino Rovella

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: