Passeggiata al ‘Complesso monumentale di Paestum’: il Parco Archeologico e il Museo – 17 Febbraio 2019


Ab his verbis incipio te, urbs Paesti

Salve e tutti, carissimi cucchiaini e benvenuti in questo nostro nuovissimo appuntamento con la rubrica #Cucchiaiontour. Quest’oggi abbiamo l’onere e l’onore di accogliere, all’interno di questo nostro spazio web, un ospite straordinario, di cui si è a lungo disquisito nel corso dei secoli all’interno di breviari, mirabilia, albi di incisioni e trattati geo-politici, e la cui popolarità attira, ogni anno, centinaia di migliaia di turisti di variegata estrazione sociale e culturale. Pregevole intaglio civile nella splendida cornice naturale del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, affonda le proprie radici già nel Paleolitico: diviene poi un ecumenico bacino emporico della Magna Grecia nel corso del VI secolo a.C., per poi trasformarsi in un solido baluardo italico nel decorrere del V secolo a.C. e, infine, una colonia di diritto latino nella prima metà del III secolo a.C.

Abbandonato fra l’VIII e il IX secolo d.C., a causa delle esalazioni malariose del limitrofo corso d’acqua oggi noto come Capo di Fiume, che ben presto diede vita ad un inserto paludoso ove riuscirono a prosperare solo le zanzare e le bufale (oggi principale fonte di introiti per la cosiddetta ‘sinistra Sele’), viene riscoperto soltanto nel XVI secolo, con la creazione di un centro imperniato sulla Chiesa dell’Annunziata e attraverso lo studio di alcune citazioni letterarie e poetiche, addirittura risalenti a Virgilio, Orazio e Ovidio, che decantavano la bellezza e i profumi delle rose pestane che fioriscono due volte all’anno, seppur sbagliandone spesso l’ubicazione.

Riesumato parzialmente, poi, soltanto dopo che Carlo di Borbone, nel XVII secolo d.C., fece costruire l’attuale S.S.18, tranciando di netto l’Anfiteatro e rivelandone le meraviglie, diviene soggetto di importanti rilievi che seguirono alle incisioni e ai racconti dei vari Piranesi (il cui albo è oggi conservato all’interno del polo museale di Paestum), Paoli e Saint Non, databili nell’intorno del XVIII secolo, quando ancora abitato solo da pastori, bufale, capre, pecore e cavalieri erranti. I primi veri e propri scavi che lo interessarono iniziarono agli inizi del ‘900, sotto l’egida dello Spinazzola, protraendosi sino alla fine degli anni ’70, interrompendosi, per poi riprendere nel corso degli anni ’80, grazie a dei fondi stanziati per il progetto F.I.O. (Fondi per l’Investimento e l’Occupazione) e ai successivi fondi resi disponibili dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali sui proventi del gioco del Lotto, a quelli stanziati dal Piano Pluriennale per l’Archeologia (2000-2002) e, infine, alle risorse comunitarie del Programma Operativo Regionale (P.O.R. Campania 2000-2006).

Panoramica dalla nostra passeggiata al ‘ Complesso monumentale di Paestum’

Solcato da mari di erba e margherite, che si interrompono sovente per sostituirsi a meravigliosi olivi prospicienti le sue rovine, costantemente irrorate dal sole, dall’alba al tramonto, e dall’Ostro, il vento di Mezzodì, che spira destreggiandosi tra le colonne del Thesauros, del tempio di Cerere e il tempio di Nettuno, accarezzando le asperità del saccello sotterraneo e accondiscendendo alle voluttuosità dei vestiboli di Porta Marina (a Ovest), Porta Giustizia (a Sud), Porta Sirena (a Est) e resti della Porta Aurea (a Nord, distrutta nel corso dell’800) per poi giungere sino alle stipi del Tempo della Pace e dell’Anfiteatro. Per poi ancora imbalenarsi lungo la Via Sacra, discorrendo fra le insulae, le tombe e la piscina pubblica, per poi dissiparsi fra le lussureggianti campagne che circondano l’antica Poseidonia, che diverrà poi Paistom, sotto ai Lucani, e infine, Paestum.


Un cucchiaio di storia

Il complesso monumentale di Paestum: una breve storia pratica

L’ampia parabola storica che abbraccia il ‘Complesso Monumentale di Paestum‘ che, come già precisato prima, va dal Paleolitico (2,5 milioni di anni fa) al IX secolo d.C., è davvero impressionante, e fa del sito un prezioso unicum in materia di studio delle popolazioni antiche italiche e mediterranee. Secondo Strabone, per primi, furono gli Achei sibariti a installare un primo insediamento tecnico (Τεῖχος, fortificazioni ) lungo la costa, all’interno del quale innalzarono le prime abitazioni civili (οἰκείωσις, appropriazione ) nel corso del VII secolo a.C., unitamente all’edificazione di altre sub-colonie, quali Laos, nei pressi di Scalea. Intorno al VI secolo a.C., la città raggiunse il suo splendore massimo, grazie anche all’allentarsi dell’incidenza etrusca, alla concomitante migrazione dei Sibariti aldilà della distruzione di Sibari avvenuta nel 510 a.C. e l’edificazione della Basilica (560 a.C. circa), il Tempio di Cerere (510 a.C. circa) ed il Tempio di Nettuno (460 a.C. circa), unitamente al cenotafio ad Is, mitico fondatore di Sibari.

Nella seconda metà del V secolo, i poseidoniati, così vennero ribattezzati i cittadini di Poseidonia, si videro deprivati delle loro terre da quei Lucani che costituivano la principale forza lavoro della colonia.sibarita. Nonostante questo, però, l’età aurea di Poseidonia continuò ben oltre il dominio lucano, grazie all’intensa attività produttiva che interessava il vasellame, riccamente decorato, che veniva a compiersi all’interno delle officine pestane ed esportato in tute le province della Magna Grecia (di cui è possibile rimirare numerosi esemplari all’interno del polo museale di Paestum), unitamente alla costruzione di edifici e corredi tombali riccamente affrescati da alcuni degli artisti più in voga del momento, come Assteas, ceramografo e ceramista greco, famoso per le sue figure rosse su vernice nera. Recuperata nel IV secolo dai Greci, con l’ausilio di Alessandro il Molosso, re dell’Epiro dal 362 al 330 a.C., venne poi nuovamente recuperata dai lucani aldilà delle guerre sannitiche (331-330 a.C.).

Infine, subentrarono i romani, che dichiararono Paistom colonia di diritto latino nel III secolo a.C., mutandone il nome in Paestum, avviando un sodalizio con Roma che valse a quest’ultima addirittura la resistenza dei romani assediati dai cartaginesi di Annibale durante l’assedio di Taranto,(II Guerra Punica) grazie alle navi di grano spedite da Paestum in soccorso ai sodali. Da allora, Paestum potè battere moneta propria, in rame, sotto il sigillo PSSC: Paesti Signatum Senatus Consulto. almeno fino ai tempi di Tiberio. Vi fu poi dedotta una colonia, dal nome Flavia, sotto Vespasiano.

Sebbene molti concordino sulle origini achee della colonia di Poseidonia, alcuni testi, invece, affermano siano stati i Trezeni (da Trezene, città dell’Argolide) a fondare la colonia già intorno all’VIII secolo, quando vennero ad registrarsi i primi flussi migratori di Achei, Corinzi, Trezeni, Panellenici e Rodio-cretesi, che, per raggiungere la nostra penisola, dalla Penisola Balcanica ripercorsero rotte ampiamente utilizzate e collaudate già dagli achei e dai cretesi in epoche appena precedenti.

Gaetano

La fondazione delle colonie: l’ecista

Fondare una nuova colonia richiedeva tempo, risorse e un’organizzazione compilata ad hoc per far fronte a qualsiasi evenienza interna o esterna il neofita insediamento. a capo di tutto v’era l’ecista, o anche capo della spedizione coloniale, generalmente di famiglia nobile o  regia, che partiva per la nuova terra soltanto dopo aver consultato un’oracolo. Esso presiedeva, assistito da un consiglio, alla fondazione, alla costruzione delle mura, dell’acropoli, degli edifici pubblici e – cosa molto importante – alla distribuzione delle terre, improntata all’egualitarismo fra i coloni e all’autosufficienza familiare dei coloni, oltre che poi destinare alcuni appezzamento ai pascoli o ad eventuali flussi migratori che avrebbero ingrassato il coefficiente demografico dell’insediamento.

La struttura degli insediamenti

Per questi nuovi insediamenti, i nostri ancestori scelsero un modello basato su pianta ortogonale, per far fronte alle esigenze dei nuovi coloni, che rappresentavano anche la prima forza lavoro su cui basare la sussistenza dell’intero avamposto. o almeno, solo nelle fasi inaugurali. Successivamente i ranghi venivano infarciti di nuova forza lavoro, quali quella meteca (da μέτοικος, straniero libero – nel caso dei nostri amici achei, i Lucani, che tra l’altro gli si rivoltarono anche contro) e schiava, che costava decisamente di meno e velocizzava il processo di edificazione della colonia.


Il Parco Archeologico

Ubicazione e geografia naturale della Piana di Capaccio

Partiamo dal presupposto che decidere di visitare il ‘Complesso monumentale di Paestum‘, allo stato attuale uno dei più grandi e meglio conservati rinvenimenti afferibili all’epoca della Magna Grecia, significa decidere di investire almeno una intera giornata alla scoperta delle sue meraviglie. Il parco, sito in Via Magna Grecia, 919 – 84047 Capaccio Paestum (SA), copre, allo stato attuale, una superficie di circa 4,75 km, in pianta pentagonale-ortogonale, prospiciente a Ovest verso la Riviera Spineta (Fascia Retrodunale – 12 km) e il Golfo di Paestum; mentre a Est verso il Monte Soprano (1.087 metri – S.I.C. Sito di Interesse Comunitario n°120: Monte soprano e Monte Vesole) e le Rovine di Capaccio Vecchio. Nell’intorno, è irrorato da quattro corsi d’acqua: Capodifiume, il Fiume Sele, Acque dei Ranci e il Solofrone (al confine con Paestum).

Il fiume Sele (S.I.C. Sito di Interesse Comunitario n°104 – Foce del Fiume Sele) è senza dubbio uno dei fiumi più belli e meno inquinati dell’Italia, all’interno del quale è possibile trovare delle specie rarissime, quali la lontra, assente in tutta Europa.

Terredicilento.it

La piana di Capaccio, che costituisce una ampia porzione della Piana del Sele, è una pianura di tipo alluvionale, ricavata dall’incedere del fiume da cui prende il nome nel corso dei secoli, resa fruibile dalle operazioni di bonifica avvenute durante il ventennio fascista, aldilà della promulgazione del Testo Unico sulla Bonifica Integrale (del Mezzogiorno d’Italia) del Luglio 1924, compilato il 30 Dicembre dell’anno precedente. In questa, viene praticata un tipo di agricoltura non estensiva parzialmente meccanizzata che ha favorito la nascita di numerosi prodotti tipici quali il pregevole carciofo tondo I.G.P. (varietà endemica del carciofo romanesco, noto anche come carciofo di Paestum), la mozzarella di bufala D.O.P. e il vino cilento D.O.C. e il Paestum I.G.T.

Il sito non rappresenta soltanto un pregevole retaggio dei nostri ancestori, ma anche una dimora per un numero esaltante di specie, endemiche e non, di flora e fauna.

Gaetano e Teresa

All’interno del parco è possibile attraversare dei veri e propri oceani di margheritine selvatiche in fiore, che è possibile apprezzare in maniera particolare verso la fine di Febbraio e durante le prime due settimane di Marzo, in prossimità dell’equinozio di Primavera. Questo oceani sono sovente interrotti da straordinari ulivie allori le cui immense chiome offrono ristoro nelle giornate più calde e riparo nelle giornate più uggiose alle meravigliose creature che popolano il sito, tra cui il falco pellegrino, l’averla tra gli uccelli: il cervone e il biacco tra i rettili. E’ possibile notare, di tanto in tanto, anche qualche upupa e qualche gazza ladra, alla ricerca di semi o materiale per i nidi.


I reperti archeologici del ‘Complesso monumentale di Paestum’

I reperti costituiscono, sicuramente, il principale polo attrattivo del complesso monumentale di Paestum: e a ragion veduta. Anche il solo poterli scorgere da lontano, veicolano in colui che guarda un senso di grandezza, di magnificenza, di opulenza e di pesantezza, restituiti dalla prevalenza del pieno sul vuoto tipico dell’architettura arcaica della Magna Grecia.

Il Tempio di Atena (o Tempio di Cerere)

Il Tempio di Atena (o Tempio di Cerere)

Il tempio di Atena (anche conosciuto come tempio di Cerere) è il primo tempio che si incontra, una volta fatto il proprio ingresso all’interno del Parco. E’ posizionato nella parte alta della città, a nord degli spazi pubblici. Realizzato intorno al VI secolo a.C., durante la dominazione achea, è il più perfetto compimento dello stile dorico arcaico: la facciata principale mostra il tradizionale frontone interrotto, nella sua parte più prossima al suolo, da un fregio di metope e triglifi incisi in pietra arenaria gialla, che poggia su di un ordine di 6 colonne. La parte interna, la cella, in stile ionico, è più elevata rispetto al colonnato dorico circostante che, come abbiamo poc’anzi detto, comprende 6 colonne sul lato corto e 13 su quello lungo. La struttura è più semplice rispetto a quella che presentano i templi di Hera e di Nettuno, in quanto manchevole di adyton, la camera del tesoro. Intorno all’VIII secolo d.C., il tempio venne adibito a chiesa: vennero costruite delle mura fra il primo e il secondo ordine di colonne interno (quattro frontali e due laterali, in stile ionico, di cui rimangono però soltanto pochi resti), vennero abbattute le pareti della cella e l’ambulacro, rivolto a sud, utilizzato per le sepolture. Della Statua di Atena non rimane nulla, eccetto il piedistallo sulla quale questa poggiava, alto circa un metro, e parte di due scale laterali che probabilmente conducevano al tetto.

Si presume che la statua potesse appartenere al medesimo filone tecnico della Statua di Atena conservata nel Partenone di Atene, ossia a quello delle statue cosiddette crisoelefantine, scolpite nell’avorio e rivestite d’oro massiccio. Molti di questi artefatti, aldilà del predominio instaurato con forza dalla civiltà dell’Urbe sui popoli italici e sui greci della Magna Grecia, vennero prelevati dai loro siti originali e portati a Roma, o a Costantinopoli, dove sovente venivano distrutti o usati come ornamenti per palazzi e giardini, come avvenne, ad esempio, per i due colossi di Fidia, portati nell’antica Bisanzio e distrutti.

Gaetano e Teresa

Il Tempio di Hera

Il Tempio di Hera

Ad oggi, il tempio di Hera rappresenta uno dei massimi capolavori dell’arte arcaica meglio conservati. Anche conosciuto col nome di ‘Basilica‘, di questo tempio la funzione non è ancora ben chiara. In esso vivono elementi arcaici e classici: la presenza di una colonna dispari è infatti un elemento arcaico che serviva per impedire l’accesso ai fedeli al naos, che rappresenta la stanza dove si trovava l’immagine della divinità e che era considerata la casa del dio stesso. Il tempio sorge su un basamento formato da tre gradini e presenta 9 colonne sul frontone e 18 sui lati lunghi; le colonne hanno un rigonfiamento verso il centro e presentano un capitello con echino, che costituisce una sorta di cuscino sotto l’abaco. Il collarino è decorato con delle piccole palme e fiori di loto. Subito sopo il naos, un ambiente chiuso che rappresentava il vano sacro era accessibile solo ai sacerdoti del tempio. L’architrave era formato da due file di blocchi di calcare che circondano una fascia in arenaria.

Negli ambienti del museo sono conservate numerosissime terracottte architettoniche dipinte che rivestivano le parti lignee del tetto

Teresa

Del tempio, manca il frontone e l’impianto non è ancora molto chiaro. All’interno è presente una fila di colonne tipica delle strutture in legno (dalle quali si migrò alle strutture in pietra già intorno al VII/VI secolo a.C, quantunque la caducità del legno rendeva strutture quali templi e teatri suscettibili alle fiamme e agli agenti atmosferici più della pietra nuda).

Il simbolo di Hera era la melagrana, chiamata dai romani malum punicum, poichè si supponeva fosse di derivazione sirio-fenicia. Chiara oggi è la continuità del simbolo, migrato anche nella semiologia cristiana, e in particolar modo riconoscibile nella statua della ‘Madonna del Granato‘ conservata nel ‘Santuario della madonna del Granato‘, arroccato sul monte Calpazio, nei pressi di Capaccio.

Gaaetano e Teresa

Nel 2016 è stato avviato un progetto di abbattimento delle mura architettoniche, che ha reso, oggi, il tempio visitabile nella sua integrità.

Museopaestum.beniculturali.it

Il Tempio di Nettuno

Il Tempio di Nettuno

Una meraviglia del mondo antico, perfettamente conservata grazie ad una tecnica che prevedeva l’assemblamento delle sue parti mediante la sovrapposizione dei blocchi tenuti insieme solo da tasselli e non da malta cementizia: il che lo rese praticamente un edificio a protocollo anti-sismico ante litteram. E’ impostato su un basamento a tre gradini su cui, a sua volta, si imposta il colonnato di 6 colonne sul lato corto e 14 su quello lungo, di ordine dorico. La pianta presenta tre ambienti, di cui quello centrale, la cella, era sede della statua di culto ed si compone del pronao, naos e pistodomo. Il naos è diviso in tre navate da due file di colonne a doppio ordine, su cui venivano a poggiare le capriate del tetto. Ad est del tempio, giace l’altare con le sole fondazioni.

Alcuni studiosi pensarono che il tempio fosse stato dedicato al dio più importante per i poseidoniati, Poseidone, dio dei mari, da cui il nome dato alla colonia. Un successivo ritrovamento di una statua in terracotta di Zeus nelle sue prossimità, invece, lasciò presumere che il tempio fosse invece dedicato a Zeus, signore del tuono e dei cieli, marito di Hera e padre di Atena. Nello stesso periodo di edificazione, fu eretto anche il Tempio di Zeus ad Olimpia, piuttosto malmesso rispetto a questo. L’assenza della cella interna è dovuta al fatto che molti blocchi siano stati riutilizzati in epoca romana e medievale.

L’anfiteatro, l’Heroon, il Tempio della Pace e la Piscina

L’anfiteatro cesareo

Sebbene costituiscano una parte spesso liminale della visita al Parco archeologico di Paestum, anche questi edifici vanno considerati alla stregua degli edifici maggiori, sulla base della importante funzione che questi svolgevano nella vita dei nostri progenitori. L’anfiteatro, ad esempio, venne fondato in epoca cesariana (50 a.C.), quindi aldilà dell’adduzione della colonia ai domini romani. Il che ci lascia presumere che, per quella che fu la concezione ludica che i romani ebbero dell’anfiteatro, questi fosse adibito a puri scopi di intrattenimento. E questo ce lo suggerisce proprio la sua struttura, i cui gradoni (ai quali si accedeva da un ampio vestibolo disposto a ovest) si interrompono ad una altezza più che considerevole rispetto al livello del suolo, per evitare possibili aggressioni da parte degli animali o dei lottatori impegnati nell’agone.

L’Heroon

L’Heroon e il Tempio della Pace sono due strutture limitrofe, il primo dei quali un meraviglioso cenotafio in onore del fondatore della colonia, di cui soltanto la sommità sbuca fuori del terreno e al cui interno non è possibile accedere per garantire il sempiterno riposo al suo ospite. Un luogo di grande pace e profonda sacralità per gli uomini, tanto quanto lo erano i templi per gli dei. Il Tempio della Pace, invece, era il centro religioso del Foro italico (costruito appena dopo l’adduzione della colonia a Roma – 273 a.C.), allestito su un alto piedistallo e circondato da un ordine di colonne di stile corinzio, di cui la maggior parte di queste venne spostata in epoca normanna a Salerno per costruire l’Episcopato.

Per quanto concerne la piscina, è la parte meglio conservata del Campus, dove venivano praticati gli sport. Molto probabilmente al suo interno veniva fatta sfilare una statua della dea Venere Verticordia (che apre i cuori) durante le festività in suo onore.

La nostra Teresa ammira i resti del Campus

Dei quartieri civili, purtroppo, pochissimo è possibile ancora rimirare, a causa non soltanto dell’azione del tempo e degli agenti atmosferici, ma anche del forte impatto antropico avutosi sulle strutture del sito, così come già spiegavamo poc’anzi circa la traslazione e l’abbattimento di interi blocchi delle strutture preesistenti.

Gaetano e Teresa

L’ex stabilimento ‘Cirio’ e il santuario di Sancta Venera

L’ex stabilimento Cirio, edificato nel 1906, la cui attività produttiva cessò nei primi anni ottanta a seguito della progressiva chiusura delle fabbriche del gruppo Cirio, è allocato in località Santa Venera, luogo scelto dai coloni Greci di Poseidonia per edificare un santuario dedicato ad Afrodite (Venere per i latini). Il santuario è stato denominato Santuario di Santa Venera. Su questa stessa area, quindi, insiste oggi lo stabilimento Cirio, che non pochi danni arreca, ai resti archeologici.

Per questo interessante sito archeologico limitrofo al Parco, vi alleghiamo un meticoloso elaborato a cura degli studenti del corso di Ingegneria Edile e Architettura dell’Università degli Studi di Salerno, tra cui figura anche la nostra Teresa.


Lo stato di conservazione dei reperti

Da una veloce indagine visiva in loco, abbiamo riscontrato diverse forme di degrado, di cui segue:

Dalle Shede Normal Uni 1/80 – 1/88:

  • Mancanza: caduta e perdita di parti tridimensionali
Fenomeno di alveolizzazione a cariatura
  • Alveolizzazione: degradazione che si manifesta con la formazione di cavità di forme e dimensioni variabili. Gli alveoli sono spesso interconnessi e hanno distribuzione non uniforme. Nel caso particolare in cui il fenomeno si sviluppa essenzialmente in profondità, con andamento a diverticoli, si può usare il termine alveolizzazione a cariatura.
Esempio di degradazione ‘a macchia’
  • Macchia: Alterazione che si manifesta con pigmentazione accidentale e localizzata della superficie; è correlata alla presenza di materiale estraneo al substrato (per esempio: ruggine, sali di rame, sostanze organiche, vernici).
Particolari dalla nostra passeggiata al ‘ Complesso monumentale di Paestum’
  • Patina biologica: Strato sottile, morbido e omogeneo aderente alla superficie e di evidente natura biologica, di colore variabile, per lo più verde. La patina biologica è costituita da microrganismi su cui possono aderire polvere, terriccio ecc.

Tipologie di Consolidamento

Abbiamo riscontrato l’utilizzo di staffe e cerchiature metalliche per consolidare la colonna e le sue parti sovrastanti. Le cerchiature, utilizzate specialmente nell’800, vengono oggi, per la maggior parte, sostituite da sistemi di consolidamento come iniezione di pasta di cemento a bassa pressione.

Estrazione, sollevamento, trasporto, lavorazione e fissaggio

L’uso della pietra è antichissimo. Con l’estrazione, l’uomo ha imparato a conoscere diversi tipi di pietra presenti sul territorio. Lo sfruttamento di una cava è definito con il termine coltivazione, che rappresenta l’estrazione organizzata del materiale. I diversi tipi di estrazione sono:

  • Coltivazione a giorno: si impiega nei casi in cui la roccia si presenta omogenea, si procede dall’alto verso il basso
  • Coltivazione a gradini: si procede lateralmente, lungo il pendio;
  • Fronte di cava: si scavano gallerie trapezee che garantivano la tenuta del blocco roccioso.

Si disegnavano i blocchi con dimensioni prossime a quelle che dovevano avere al momento della messa in opera, con l’utilizzo di piccone, martello e cunei di legno.

Il trasporto avveniva con rulli, slitte, ruote, carrelli o l’ausilio di buoi, argani o paranchi.

La lavorazione, che veniva eseguita con attrezzi quali piccone, ascia, mazzetta, punteruolo, scalpello diritto, sgorbia, gradina e quadra, procedeva seguendo due vie ben distinte:

  • Per percussione diretta: urto brutale e poco preciso
  • Per percussione indiretta: colpi precisi

Infine il sollevamento, invece, avveniva tramite capra o biga e l’ancoraggio dei blocchi con grappe in ferro a coda di rondine, a doppia ‘T’ o mortasa a pigreco.

L’ancoraggio delle colonne con diametro modesto poteva essere fatto con un unico perno centrale fissato nel blocco superiore con piombo fuso; dopo la presa, si colava piombo fuso nella cavità inferiore e veniva posizionato il blocco superiore in modo da annegare i perni nel metallo liquido.

Esempio di ancoraggio per colonna

Il polo museale di Paestum

Il polo museale di Paestum è una struttura davvero incredibile e all’avanguardia, dove è possibile ammirare alcuni dei ritrovamenti più celebri effettuati nell’ambito del parco archeologico pestano: il percorso, su due livelli, è stato studiato al fine di permeare uno story-telling che narra la storia del sito dal paleolitico sino all’epoca della riscoperta dello stesso avvenuta per mano degli incisori e dei visitatori illustri, quali, appunto, l’incisore Giovanni Battista Piranesi, ma anche John Johachim Winckelmann, e tanti altri ancora che hanno concorso a riaccendere l’interesse per questo ritaglio civile arcaico al punto tale da favorirne la riscoperta, avviatasi già nei primi anni del XIX secolo. Dalla punta di lancia in selce, ai blocchi di ossidiana (un vetro scuro di origine vulcanica), dalle asce e i pugnali in bronzo alle meravigliose terracotte in vernice nera e rossa; sino a giungere al meraviglioso capolavoro quale è l’affresco della Tomba del Tuffatore, su lastre di travertino bianco, rinvenuta nella località chiamata Tempa del prete, a 2 km a sud di Paestum, nel 1968, unico esempio di pittura greca non vascolare ma figurativa. Un percorso sensoriale che culmina, come da manuale all’interno del bookshop, dove poter acquistare volumi e gadget del Parco Archeologico. Una struttura moderna, e confortevole, dal mood pacato e avvolgente, dove poter acquistare i vostri ticket e i vostri abbonamenti annuali per l’ingresso al parco, il cui tariffario verrà riportato qui di seguito.

Anche se, ahinoi, abbiamo riscontrato qualche criticità per quanto concerne, ad esempio, gli schermi preposti ad offrire una esperienza interattiva dei reperti che, il giorno della nostra visita, risultavano non funzionanti. Ma siamo sicuri si trattasse soltanto di un episodio sfortunato.

Gaetano e Teresa
Affresco dalla ‘Tomba del Tuffatore’ – Museo del Parco Archeologico di Paestum

Orari e Tariffario del Parco

Il parco è aperto al pubblico dal Martedì alla Domenica dalle ore 08:30 alle ore 19:30. È possibile acquistare il biglietto fino a 40 minuti prima dell’orario di chiusura. Dopo il tramonto, l’area archeologica è fruibile limitatamente al percorso illuminato: zona Tempio di Nettuno e Basilica.

Per quanto concerne il l’acquisto del biglietto, vi sono varie opzioni:

Biglietterie

  • Ci sono 2 biglietterie con bookshop: una è nel Museo e l’altra a Porta Principale – nei pressi del Tempio di Nettuno.
  • Chiudono 40 minuti prima dell’orario di chiusura del Parco.
  • Il biglietto è valido per un solo ingresso e deve essere conservato da ciascun visitatore fino al termine della visita poiché il personale è autorizzato a richiederne l’esibizione durante tutto il percorso.
  • Per usufruire di riduzioni e gratuità, prima dell’emissione del biglietto è indispensabile esibire il documento comprovante il diritto.

Tariffario

Da dicembre a febbraio

  • Museo + Area archeologica: intero € 6 /  ridotto € 2.
  • Biglietto famiglia (2 adulti + uno o più bambini e ragazzi fino a 25 anni): € 10.
  • Biglietto Cumulativo, valido 3 giorni, incluso il giorno dell’acquisto. Parco Archeologico Paestum + Velia [ il Parco archeologico Elea-Velia è a 44km da Paestum] ):  intero € 8 /  ridotto € 4.
  • Il biglietto “solo Museo” è disponibile quando l’area archeologica è chiusa: intero € 4, ridotto € 2.
  • Il biglietto “solo area archeologica” è disponibile quando il Museo è chiuso (ogni lunedì del mese) intero € 5, ridotto €2.

Da marzo a novembre

  • Museo + area archeologica: intero € 12 /  ridotto € 2.
  • Biglietto famiglia (2 adulti + uno o più bambini e ragazzi fino a 25 anni): € 20.
  • Biglietto Cumulativo, valido 3 giorni, incluso il giorno dell’acquisto. (Parco Archeologico Paestum + Velia [ il Parco archeologico Elea-Velia è a 44km da Paestum] ): intero € 14 /  ridotto € 4.
  • Il biglietto “solo Museo” è disponibile quando l’area archeologica è chiusa intero € 6, ridotto € 2.
  • Il biglietto “solo area archeologica” è disponibile quando il Museo è chiuso (ogni lunedì del mese) intero € 8, ridotto € 2.

Ingresso gratuito – Ridotti – Altre agevolazioni

  • Gratuito, per chi ha meno di 18 anni,  per chi possiede il biglietto gratuito ‘Paestum Mia‘ o la card ‘adotta un blocco‘.
  • Chi ha un’età compresa tra i 18 e i 25 anni ha diritto alla riduzione del costo.
  • Le persone con disabilità con l’accompagnatore hanno diritto all’ingresso gratuito.

Per tutte le altre agevolazioni consultare la pagina web: Agevolazioni MiBACT.

Biglietto annuale ‘PAESTUM MIA’: ingressi illimitati per 365 giorni.

  • Intero € 13,00
  • ridotto € 8,00

Iniziativa ‘Adotta un blocco’

L’iniziativa ‘Adotta un blocco’ è una iniziativa promossa dal Parco Archeologico di Paestum‘ che invita la cittadinanza tutta a contribuire, fattivamente, alla salvaguardia delle mura circoscrizionali del parco. Il costo è di €50,00 per l’adozione di un singolo blocco, e tale adozione garantisce l’ingresso gratuito, al donatore, a tutti gli ambienti e le inziative del parco per l’intera durata di un anno dalla data di avvenuto versamento, unitamente ad una newsletter dedicata per essere sempre aggiornati sulle varie attività del parco e, volendo, anche la pubblicazione del proprio nome all’interno dell’albo dei donatori sul sito web www.museopaestum.beniculturali.it

Per le scuole

I gruppi scolastici entrano gratuitamente consegnando in biglietteria l’elenco – su carta intestata della scuola di provenienza – degli alunni e degli insegnanti accompagnatori .

Scarica il calendario delle attività del parco per il 2019 qui:

Per ulteriori informazioni visitate il sito web del Parco Archeologico di Paestum

Omnia […] quae nunc vetustissima creduntur nova fuere

Il nostro viaggio sta, ahinoi, per concludersi!

Ma prima di salutarvi, desidereremmo intrattenerci ancora un pò con voi per darvi qualche piccola dritta sul come rendere ancora migliore e, in qualche modo, completa, la vostra esperienza presso il Parco Archeologico di Paestum. Prima abbiamo elencato alcuni dei prodotti tipici della piana di Capaccio, tra cui il carciofo tondo di Paestum I.G.P., la mozzarella di bufala D.O.P. e il vino. Ebbene come potervi lasciare senza almeno rivelare voi dove e come poterne acquistare, per potervi garantire un ritorno a casa non soltanto carichi di splendide foto e di souvenir del parco – oltre che di un meraviglioso ricordo -.

Per quanto concerne il carciofo tondo pestano, il nostro consiglio è sempre quello di rivolgersi, in prima istanza, a chi profonde passione e lavoro nella coltivazione e nella cura dei propri prodotti. Vale a dire agli agricoltori e alle piccole imprese coinvolte direttamente nella filiera di produzione del prodotto che suscita il vostro interesse, sociale, culturale o gastronomico che sia. Il carciofo pestano racchiude in se tutte le caratteristiche necessarie al fine di poterlo considerare un vero e proprio fenomeno sia sociale, che culturale che, naturalmente gastronomico, con le sue infiorescenze tondeggianti, le sue brattee prive di spine, la sua delicatezza, tutte caratteristiche che han concorso a renderlo protagonista quest’anno, dell’Fruit Logistica di Berlino, su patrocinio dell’azienda TerraOrti di Eboli, presente alla kermesse con ben due padiglioni dedicati alla filiera di produzione del carciofo, ora divenuto un vero e proprio fenomeno di culto internazionale. a tal proposito, vi segnaliamo anche che dal 24 Aprile fino al 1 Maggio, si svolgerà a Gromola l’annuale Festa del Carciofo di Paestum, a cui proprio non dovreste mancare.

Fruit Logistica 2019
Festa del Carciofo di Paestum 2019

Per quanto concerne, invece, la mozzarella di bufala campana D.O.C., molti sono i caseifici presso cui recarsi e comprarne alcune unità da gustare in famiglia, magari accompagnate ad una fresca insalata di pomodori cuore di bue e una fragrante fresella che si sposano perfettamente al sapore acido e la consistenza cremosa di questo latticino, ormai riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo, in tutte le sue declinazioni. A meno di qualche intolleranza, la mozzarella è un prodotto popolare, rivolto al popolo e che piace pressoché a tutti. Ed è per questo che noi di ‘A un cucchiaio dal mondo‘, che molto teniamo al rispetto e alla perpetrazione della tradizione culinaria tipica delle regioni che visitiamo (o che ci appartengono, come in questo caso), vi elencheremo, qui di seguito, quelli che, a parer nostro, sono i migliori caseifici nell’intorno della Piana di Capaccio.

  • Caseificio ‘Masseria d’Elia‘, via S.S.166 n°334 – Località Fonte di Roccadaspide (Sa); telefono: 0828 1897372; fax 0828 1897373; e-mail: masseriadelia@hotmail.it
  • Caseificio ‘Tenuta Vannulo‘, Azienda Agricola Biologicavia – via Galileo Galilei, 101 c.da Vannulo – 84047 Capaccio Paestum (SA) Italia; telefono uffici: +39 0828 727894; fax: +39 0828 725245; e-mail: info@vannulo.it
  • Caseificio ‘Il Granato‘, Strada Statale 18 Km 96+500, 84047, Capaccio Paestum (SA); telefono: +39 0828 722 712; e-mail: info@caseificioilgranato.it
  • Caseificio ‘Rivabianca‘, Strada Statale 18 Tirrena Inferiore, 84047 Paestum SA; telefono: 0828 724030.

E ancora: per allietare la vostra passeggiata, o designarne una degna conclusione, il nostro consiglio è quello di recarvi al Bar Anna per gustare un ottimo gelato o la cucina tipica locale in compagnia dei vostri cari. Oppure, qualora abbiate diverse inclinazioni appetitose, vi consigliamo il ristorante-pizzeria Domus Clelia.

Ci siamo immaginati il museo come un’agorà, una piazza di incontri e confronti allietati da momenti di convivialità e diletto


 Gabriel Zuchtriegel – direttore del Polo museale di Paestum

Ora, però, siamo proprio giunti alla fine della nostra passeggiata insieme. Camminare insieme a voi e accompagnarvi alla scoperta di questi loci amoeni costituisce per noi la massima aspirazione per questo nostro progetto, che, ogni volta, sa come regalarci delle emozioni e delle sensazioni tanto forti quanto preziose, dal valore inestimabile. Paestum non costituisce soltanto un polo turistico di eccezione per questa nostra terra, ma rappresenta la possibilità di vivere un’esperienza che va al di fuori di qualsiasi concezione in merito abbiamo potuto maturare dai racconti o dalle storie ricamati intorno ad esso sia in ambito domestico, che in ambito formativo. E’ il perfetto compiersi di un miracolo architettonico sopravvissuto ai duri colpi inferti dal tempo e dall’uomo. E’ immagine magnifica di quell’esotismo che ne scaturisce quando si osserva il sole attraversarne i colonnati all’ora del vespro, incantando chiunque vi posasse gli occhi, anche solo per un istante. E’ conoscenza: del nostro territorio, di quanto risiede nel genius loci del luogo che oggi abbiamo il privilegio di abitare o visitare.

Il tempio di Atena al vespro

Il senso di appartenenza ad una realtà ben più grande di quella che costituisce la nostra quotidianità, va compreso, abbracciato, e tramandato, ancor più del patrimonio materiale in se, perché si possa concorrere alla creazione, innanzitutto, di un forte principio di identità, e poi di una società realmente cauta e consapevole del fatto che quanto possiede costituisce un pregevole unicum da proteggere a qualsiasi costo, indipendentemente dal guadagno o dal tornaconto personale; indipendentemente dalle risorse di cui si dispone; indipendentemente da chi, poi, ne possa fruire.

La nostra Teresa ai piedi della Basilica

Noi vi ringraziamo e, come al solito vi invitiamo a condividere con noi le vostre impressioni sull’articolo, o perché no, sul soggetto trattato in esso, attraverso la sezione commenti, qui in basso, o attraverso le nostre pagine facebook, instragram, twitter e il nostro canale telegram. Ancora grazie dal più profondo del cuore e alla prossima avventura, dai vostri Gaetano e Teresa di:

Si desiderano ringraziare:


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