Feste e sagre – Festa del limone – XIV edizione – Dragonea di Vietri sul mare (SA) – 13 Luglio 2019


Salve e ben trovati, carissimi cucchiaini, in un nuovissimo appuntamento con la rubrica ‘Feste e sagre‘ di ‘A un cucchiaio dal mondo‘.

Quest’oggi vorremmo parlarvi di una festa a cui per lungo tempo abbiamo desiderato partecipare e a cui, finalmente, lo scorso Sabato, abbiamo partecipato. Stiamo parlando (naturalmente lo avrete già capito dal titolo ma, ehi, come erano soliti dire i nostri progenitori latini: repetita iuvant) della ‘Festa del limone‘, organizzata dall’Associazione Transboneia 2000 di Dragonea di Vietri sul mare (SA), e giunta, oramai alla sua XIV edizione.

Benvenuti nella terra dei limoni

Il citrus limon, ‘volgarmente’ conosciuto come limone, è un albero da frutto che appartiene alla famiglia delle Rutacee e il cui nome (che deriva dalla parola araba لیمو, che si pronuncia līmū) designa contemporaneamente sia il frutto che l’albero che lo produce. Secondo recentissimi studi, si suppone che le sue origini siano piuttosto lontane dai luoghi e dai tempi in cui questo meraviglioso agrume viene oggigiorno, in larga misura, coltivato: pare, infatti, che gli antichi romani fossero già a conoscenza questo straordinario arbusto, prima che questi facesse la sua prima, ufficiale comparsa intorno al 700 d.C. in Persia (attuale Iran), in Iraq e in Egitto, utilizzato esclusivamente come pianta ornamentale, come ci raccontano Qustus al-Rumi e Ibn Jami’ in alcuni scritti arabi del X-XII secolo d.C. Prima dell’anno mille, il limone cominciò ad esser coltivato anche in Europa, in particolar modo in Italia, nell’agro di Rodi Garganico ove, ancora oggi, è perpetrata la coltivazione di una cultivar molto particolare, il limone Femminello, da molti ritenuta la più antica d’Italia, seguita poi dalle cultivar sviluppatesi in Sicilia (X secolo d.C.) e in Liguria (XV secolo d.C.).

Ma i prodigi di questo straordinario arbusto non si limitarono a strabiliare i popoli dell‘area mediterranea: in Cina, la coltivazione del limone di deve principalmente alla dinastia Song (960-1279 d.C.); mentre, nel 1493, un tizio di nome Cristoforo Colombo portò il limone sin nelle Azzorre, sull’isola di Hispaniola. Nel 1747 il medico Scozzese della marina da guerra britannica James Lind indicò il succo di limone come potente alleato della salute nella la lotta contro lo scorbuto, una violenta e pericolosa patologia particolarmente diffusa fra coloro i quali solcavano i mari (celebre l’aneddoto secondo cui l’80% dell’equipaggio di Ferdinando Magellano morì proprio per un deficit di acido ascorbicoVitamina C). Nel XIX secolo, il limone cominciò ad essere coltivato in maniera intensiva in California e in Florida.

Oggi, il maggior produttore al mondo di limone e di lime è l’India, con le sue oltre 2M di tonnellate, seguita dal Messico, dall’Argentina e dal Brasile; l’Italia è al decimo posto, con le sue oltre 500K tonnellate prodotte ogni anno (stime FAOOrganizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura del 2007).

I benefici del limone

I motivi per cui questo frutto è particolarmente apprezzato sono ben noti a tutti: il suo succo, che costituisce all’incirca il 40-50% della massa totale del frutto è ricco di acido citrico, acido ascorbico e altri acidi organici liberi, zucchero e sostanze azotate e può essere consumato in purezza (previa pastorizzazione) oppure in soluzione con acqua e zucchero. Dalla sua buccia è possibile estrarre degli olii essenziali che sono largamente utilizzati nell’industria alimentare e nella cosmetica. Il suo succo è inoltre utilizzato in ambito medico come potente anti-emorragico, anti-batterico e anti-infiammatorio e nella lotta contro la dissenteria (per le sue funzioni astringenti) e il diabete (per le sue funzioni ipo-glicemizzanti).

La festa del limone

Dopo questa piccola digressione scientifica, che deve essere necessariamente letta con in sottofondo l’Aria sulla quarta corda di J. S. Bach (si, si, quella utilizzata per la sigla di Super Quark: proprio lei), torniamo a Dragonea e alla nostra festa del limone.

Siamo arrivati a Dragonea con larghissimo anticipo, intorno alle 18:30, timorosi del fatto di dover affrontare la Costiera Amalfitana di Sabato pomeriggio: il che sarebbe equivalso a tanto traffico e a tante imprecazioni, se non fosse stato per il fatto che, quel giorno, il tempo atmosferico avesse deciso di benedirci con un fronte nuvoloso minaccioso quanto basta a incoraggiare i turisti a rimanere chiusi in casa o a scegliere una destinazione diversa dagli avamposti civilizzati della Costiera, permettendoci, quindi, una più serena traversata e un altrettanto sereno arrivo presso la nostra destinazione.

Dragonea è una frazione di Vietri sul mare, primo dei baluardi antropici della Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno, ubicato nel Parco Nazionale dei Monti Lattari: dopo la distruzione dell’antico avamposto etrusco di Marcina (ora Marina di Vietri), avvenuta nel 455 d.C., i suoi abitanti trasmigrarono in parte nell’odierna Cava de’Tirreni, in parte sul colle situato a occidente della città, dove instaurarono un nuovo insediamento che chiamarono Transbonea, che dal latino vuol dire ‘oltre il fiume Bonea‘. Il nome Dragonea, sebbene derivi da una deformazione del nome originale, si narra derivi dal fatto che, in una spelonca, in prossimità della città, abitasse una creatura serpiforme dalle ragguardevoli dimensioni, che fu uccisa da S. Leone, abate del Monastero della SS. Trinità di Cava, che librò il popolo da quel rettilico orpello.

Parcheggiata l’auto, percorriamo a piedi quel piccolo tratto di SP75 che ci separava dal centro del borgo, conciliati da un venticello fresco che dava speranza ai nostri indumenti di rimanere, almeno per quel pomeriggio, asciutti. Giungiamo presto all’incrocio in cui la SP75 si perde in Via Vallone e proseguiamo verso destra, giungendo, poi, in Piazza Gerardo Ponzi, popolata da qualche vecchietto, qualche bambino, un alimentari e un bar, dove decidiamo ci saremmo ristorati soltanto dopo aver fatto un breve tour della cittadella. Per cui, proseguiamo ancora per via Vallone, che nel frattempo permuterà nuovamente il suo nome in SP75, sino a giungere in prossimità di un edificio dalla cui parete emerge una targa in gesso dedicata ai caduti Dragonesi durante la prima guerra mondiale.

Targa ai caduti Dragonesi della prima guerra mondiale - Dragonea di Vietri sul Mare (SA) - 13 Luglio 2019
Targa ai caduti Dragonesi della prima guerra mondiale – Dragonea di Vietri sul Mare (SA) – 13 Luglio 2019

Da qui, torniamo sui nostri passi, attraversando nuovamente Piazza Gerardo Ponzi e ritornando all’incrocio di cui prima, proseguendo quindi verso il complesso dedicato ai Santi Pietro e Paolo, uno degli edifici di culto più antichi della provincia di Salerno, dalla cui altura su cui sorge si gode di una vista mozzafiato sul panorama circostante. Per cui, dovendo dovendo passare ancora del tempo prima dell’inizio dei festeggiamenti, decidiamo di fermarci lì per fare qualche scatto e girare qualche clip.

Trascorsa una buona oretta dal nostro arrivo, torniamo in piazza per trovare ristoro al Bar Collo (capite il gioco di parole), dove acquistiamo un paio di creme caffè e una busta di ‘Più Gusto‘ in edizione limitata: paprika e mango. Inutile dire che quando mescoli un sapore così deciso, quale quello della paprika, con un sapore decisamente più morbido e tenue, come quello del mango, il secondo svanisce nell’intenso umami del primo.

Un’esperienza gustativa piuttosto deludente.

Nel frattempo, ci accorgiamo di esser osservati dai partecipanti ad una straordinariamente pacata seduta di scopone (un gioco che si fa con le carte napoletane, parente stretto della scopa) riunitasi ad uno dei tavoli antistanti il bar, per cui il nostro tempo di soggiorno in piazza viene a ridursi notevolmente, non volendo arbitrariamente reggere lo sguardo inquisitore degli autoctoni. Per cui, decidiamo, finalmente di raggiungere il largo, ubicato poco al di sopra dell’edificio sulla cui facciata emerge la targa ai caduti di cui prima, dove si sarebbero svolti i festeggiamenti in onore del limone.

In principio non v’era molta gente, per cui c’apprestiamo alle casse, dove acquisiamo i talloncini con cui ritirare le nostre pietanze. In sequenza: ravioli al limone, scialatielli al limone, scamorza piastrata al limone, pollo al limone, polpo alla saracena, babà con crema di limone, delizia al limone e, per finire, limoncello. La cucina della sagra è una cucina molto sostanziosa, ahinoi, non avulsa da grassi (in quanto il fil rouge che legava insieme le pietanze non sembrava essere tanto il limone, quanto il burro), molto ricca e saporita. I piatti erano sicuramente sontuosi e deliziosi, le porzioni molto generose, per cui, anche dividendo, ci siamo presto ritrovati satolli e tanto, tanto felici. Anche i prezzi, tutto sommato, in linea con quanto si ritrova, poi, nel piatto.

Avessero servito noi, in quel momento, al posto di tutte quelle leccornie, siamo sicuri che nessuno avrebbe notato la differenza.

Il polpo alla saracena è forse il cavallo di battaglia di questa sagra: trattasi di una preparazione a base di polpo, servito lesso su una base di riso bianco mantecato con una maionese a base di patata. La particolarità di questo polpo è che ne hanno praticamente assemblato un kebab (ribattezzato, simpaticamente, kepurp), da cui viene, appunto, raschiato il mollusco, adagiato sul talamo glutinoso di riso e servito con qualche spicchio di limone. Un piatto completo, ricco, nutriente e assolutamente gluten free.

Consumato il nostro pasto, ci concediamo ancora del tempo seduti all’ombra (per modo di dire, visto che, nel frattempo, s’era fatta sera) di un pergolato da cui venivan giù i tipici ‘riccetti’ dei kiwi maschi di cui era vestita questa impalcatura lignea sotto la quale avevano allestito alcuni tavoli. Soddisfatti da quell’esperienza sensoriale e gustativa, torniamo all’auto, convinti che quanto gustato nel corso della serata, fosse valso l’annosa attesa che s’è poi risolta in questo magnifico appuntamento col limone, con Dragonea e la sua tradizione eno-gastronomica.

Prima di salutarvi, come sempre, il nostro invito a condividere il nostro articolo sui vostri profili social per contribuire alla diffusione di questo nostro messaggio di promozione del buon cibo e della tradizione campana, italica e di questo nostro vasto e meraviglioso mondo, e di dare un’occhiata al video che abbiamo confezionato appositamente per la serata. Un saluto dai vostri Gaetano e Teresa di:

2 commenti

  1. Fiordicosta Grazie per l’ottima recensione. Una sola precisazione. La torre di polpo e l’accompagnamento del riso sono un piatto completamente gluten free. La salsa a condimento è realizzata con una maionese di patate, è questa che dà la cremosità, aromatizzata al limone e non contiene nè latte nè tanto meno burro. Lieti di aver incontrato il favore del Vostro palato. Grazieeee

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