Feste e sagre – Festa dell'olio – III edizione – Serre (SA) – 16 Febbraio 2020


Siamo tornati!

Ci siete mancati. E non poco, oseremmo dire.

Gaetano & Teresa

Davvero non ne potevamo più di stare lontani dallo schermo dei nostri PC, assorti, mentre le dita scorrono veloci sui tasti di queste vecchie e polverose tastiere, ansiosi di poter condividere con voi questa nostra ultimissima avventura, alla scoperta, questa volta, di uno dei prodotti principe dell’alimentazione italiana e della dieta mediterranea: l’olio di oliva 🍽️.

Dovete sapere che in questo lungo periodo di assenza dal nostro sito web non ci siamo certo riposati. Stavamo soltanto aspettando il momento adatto per ripartire e rimetterci in carreggiata, cercando, quantomeno, di limitare o, piuttosto, evitare i danni dovuti ad una eventuale re-immissione scomposta e frettolosa.

Pertanto, quale momento migliore se non quello di una delle kermesse più importanti della Regione Campania riguardanti proprio questo straordinario alimento.


L’olio di oliva: un prezioso alleato per la nostra salute

L’olio di oliva è un olio alimentare caratterizzato da un elevatissimo contenuto di grassi monoinsaturi e prodotto, in larga parte, in quelle regioni che presentano caratteristiche climatiche tipiche del clima mediterraneo.

Quello che regola la produzione dell’olio extravergine di oliva è un disciplinare davvero molto rigido e sottostà, chiaramente, alle diverse tipologie di olio ricavato dalle altrettante varietà di oliva presenti sul suono nazionale e internazionale. Partendo dal presupposto che l’olio può definirsi ‘extravergine‘ soltanto a seguito di una premitura meccanica del frutto dell’albero di olivo (Olea europaea), e non da processi di estrapolazione chimica operati direttamente sulla sansa di oliva (un sottoprodotto dell’oliva, conseguente alla prima premitura del frutto) a mezzo di solventi, possiamo distinguere diverse tipologie di oli (secondo il  regolamento CE 2568/91 e il regolamento CE 1989/03), tra cui:

  • l’olio extravergine di oliva, detto anche olio EVO‘, che è quell’olio che viene estratto direttamente dalla premitura meccanica del frutto integro dell’Olea eruopaea, con acidità non superiore allo 0,8%
  • l’olio di sansa di oliva, che viene, come suggerisce il nome stesso, ricavato dalla sansa di oliva, un sottoprodotto della prima premitura del frutto che contiene dal 3 al 6% di olio residuo, che viene estratto a mezzo di solventi chimici e che pertanto, almeno nella fase iniziale, quando ancora grezzo, non è commestibile; soltanto a seguito di una ulteriore raffinazione e di una successiva integrazione con olio extravergine in una percentuale non ben definita diviene commestibile, e per cui assumerà il nome di olio di sansa di oliva.

La Carta d’Identità dell’olio di oliva

A tutela del produttore e del consumatore è stato introdotto, nel 2009, dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, un documento chiamato ‘Carta d’identità dell’olio extravergine d’oliva‘ per la costruzione di una banca dati riguardante i luoghi di produzione italiani di olio EVO, i modo da poter risalire facilmente, in sede di analisi, all’origine geografica di ogni olio EVO. Questo documento contiene informazioni quali la descrizione del prodotto e una sua ‘fotografia’, associata a natura e proveninza del prodotto.

Insomma: un vero e proprio PEDIGREE dell’olio di oliva.

Gaetano & Teresa

Fasi di produzione dell’olio di oliva

Premettendo che ogni frantoio si avvale di una propria tecnica di estrazione peculiare e non destinata, certamente, alla divulgazione, che consente di estrapolare da circa 100 kg di olive dagli 8 ai 28 kg di olio extravergine (a seconda, chiaramente, anche della varietà di oliva considerata in fase di premitura), il processo di produzione di questo straordinario liquido del color dell’oro si compone, sostanzialmente di cinque operazioni:

  • operazioni preliminari;
  • molitura;
  • estrazione del mosto di olio;
  • separazione dell’olio dall’acqua;
  • stoccaggio, chiarificazione e imbottigliamento. (Fonte Wikipedia)

Al momento, l’Italia si posiziona al secondo posto, dopo la Spagna, nella classifica dei paesi produttori di olio, mentre, la Regione Campania, occupa il quarto posto nella classifica delle regioni italiane produttrici di olio, dopo la Puglia, la Calabria e la Sicilia.

Numeri, questi, di tutto rispetto, oseremmo dire!

Gaetano&Teresa

La festa dell’olio di Serre

A un cucchiaio dal mondo – Festa dell’olio – All rights reserved

Quella che da ormai tre anni, anima ‘vichi e vicarielli‘ del borgo montano salernitano di Serre è divenuto, in brevissimo tempo, uno degli appuntamenti più attesi dagli estimatori di questo straordinario liquido che si presta, praticamente, ad essere consumato con tutto e su tutto.

Ragazzi no stiamo scherzando. Avrete modo di capire il perché a brevissimo!

Gaetano & Teresa

Organizzato dalla comunità di ‘Erres Eventi‘ con il patrocinio del Comune di Serre e il contributo di una pluralità di sponsor, e svoltosi nei giorni 15 e 16 Febbraio per questo 2020, questo splendido evento raccoglie in se tutto il tiepido fervore che una comunità montana potrebbe riversare nella produzione e nella distribuzione di quello che potremmo definire, con orgoglio, uno dei principali propulsori economici non soltanto di questo piccolo coacervo civile, che conta poco meno di quattromila abitanti, ma di tutte quelle comunità che hanno deciso di popolare e ammaestrare le ‘aspre asperità‘ dei Monti Alburni.

Siamo giunti lì, nella giornata di Domenica 16 Febbraio 2020, circa alle ore 17:00, volendo approfittare della luce per poter ammirare estasiati il paesaggio dispiegarsi e scivolare a ridosso dei diversi avvallamenti, più o meno mansueti, che si susseguono dall’uscita ‘Campagna‘ dell’autostrada A2 sino al colle dove si erge il borgo.

Il nostro arrivo

Parcheggiamo nei pressi dell’Istituto Comprensivo Serre-Castelcivita, dove è presente un piccolo parcheggio gratuito da cui ci muoviamo verso il centro storico di Serre, dal quale già si odono provenire festose antifone intonate su celebri melodie di altrettanto celebri canti popolari. Con in spalla e al collo la nostra attrezzatura, giungiamo a Piazza XXIV Maggio, in prossimità della quale si erge un monumento in marmo con al centro un piccolo obelisco sulla cui sommità è stata posizionata una statua in bronzo che ritrae un soldato con una bandiera in mano.

A un cucchiaio dal mondo -Piazza XXVI Maggio – All rights reserved

Piazza XXVI Maggio e il monumento ai caduti

A un cucchiaio dal mondo – Particolare del monumento ai caduti – All rights reserved

Lungo tutto il perimetro della piazza era possibile già osservare la variegata esposizione delle diverse aziende agricole locali venute a esporre, proporre e vendere il proprio prodotto, generosamente offerto agli avventori distribuito su fette di pane, al bicchiere oppure sul cioccolato fondente.

Sappiamo a cosa state pensando: ma cosa c’entra il cioccolato con l’olio? Ci arriveremo, pazientate soltanto un attimino.

Gaetano & Teresa

Qui di seguito riportiamo un elenco delle aziende agricole venute ad esporre alla III edizione della festa dell’olio:

  • Az. Tenuta Mennella di Andrea Mennella
  • Az. Agricola Mottola Carmine
  • Az. Agricola Tenuta Borriello
  • Az. Agricola Luongo Antonio
  • Az. Agricola Casa Agricola Scorziello
  • Az. Agricola Olivieri Teresa
  • Az. Agricola D’Ambrosio
  • Az. Agricola Funicelli Rosario

Ci fermiamo per alcuni istanti ad ammirare il panorama aspergersi dolcemente lungo il fianco della collina e ammararsi lontano nel Golfo di Salerno, su cui stava iniziando a posarsi la lieve coltre viola del vespro, che nel frattempo, vanitosa, si specchiava sulle superfici delle serre che popolano la Piana del Sele, unica vera distorsione di un panorama altrimenti da fiaba fantasy.

Piazza Municipio e il Museo della civiltà contadina

Da qui, decidiamo di girovagare un pò per il centro storico, posando il nostro passo a tempo con le bande itineranti che, dal primo mattino, davano foggia non soltanto della loro bravura e compattezza sonora, ma anche della propria resistenza, dal momento in cui avrebbero perseverato nella propria gioconda impresa sino a tarda notte. Giungiamo presto a Piazza Municipio, così titolata per via del fatto che sul quadrante occidentale sorge l’antica sede del municipio del Comune, ora destinata ad ospitare una delle tre principali attrazioni del borgo: il Museo della civiltà contadina di Serre.

Avendo a disposizione, invero, moltissimo tempo, decidiamo quindi di visitare il museo, all’interno del quale, come è facile intuire, sono conservati utensili e mirabilia di un antico passato, che ritorna alla vita attraverso incudini, coltelli, segacci, selle, stuoie, abiti, accessori per la lavorazione del cuoio, della terra, fotogrammi, e così via.

Il cortile del Palazzo Ducale

Terminata la nostra visita al museo, proseguiamo ancora lungo Viale Vittorio Emanuele II sino ad arrivare al portone che conduce al cortile del Palazzo Ducale, che da quest’anno, peraltro, è anche possibile visitare. Una volta all’interno del cortile, al centro del quale si erge un grande albero (un tiglio, probabilmente – non ne siamo sicuri) circondato da un’aiola di fresco assemblaggio, popolata da primule dai colori sgargianti e da una composizione litica che recitava: ‘Festa dell’olio di Serre‘, ci dirigiamo verso il quadrante orientale dell’ampio piazzale, sul quale affaccia una porticina che conduce all’interno di una sezione del pianterreno del palazzo, piuttosto spoglia, in verità, con un paio di tavoli sui quali erano adagiati dei cestini in treccia e laminato naturale, alcuni completi, altri ancora da terminare, alcuni lavoretti in argilla ancora fresca adagiati sui davanzali delle finestre (calici, perlopiù, e una targa particolarmente bella raffigurante lo stemma del comune), e sul fondo, un piccolo vestibolo nei quali eran stati predisposti dei bagni con chiusura a tenda (davvero poco pratici).

La nostra visita al cortile dura ancora poco, quando ascoltiamo provenire da un piccolo largo che si estende alle spalle della Chiesa di San Martino (poco distante da dove ci trovavamo noi), della musica e un vociare piuttosto concitato, per cui decidiamo di incamminarci verso quel trambusto, interrogandoci su cosa stesse accadendo ad appena una manciata di braccia dalla nostra posizione.

A un cucchiaio dal mondo – Festa dell’olio – All rights reserved

Giungiamo presto al larghetto in questione, dove stava esibendosi un gruppo di saltimbanchi accompagnati dalla banda di Serre, vestiti delle maschere tradizionali italiane, coinvolgendo il pubblico in danze e siparietti grotteschi e dal sapore partenopeo. Per nostra sfortuna arriviamo ad esibizione quasi ultimata per cui, dopo appena un paio di strofe, l’allegro intrattenimento si risolve con la veloce scomparsa della banda, dei saltimbanchi e di tutti quanti coloro gli si erano riuniti intorno per assistere allo spettacolo.

La chiesa di San Martino Vescovo

Al che, decidiamo di unirci anche noi a questa gaudente processione per spostarci, nuovamente, in Piazza Municipio, dove erano stati preparati, per l’occasione, dei lunghi tavoli in legno con al fianco delle panche altrettanto lunghe con la chiara funzione di ospitare gli avventori alla festa e permettere loro di consumare i propri pasti comodamente seduti. Ma prima di raggiungere la piazza, decidiamo di acquistare un paio di confezioni di frutta secca che avremmo utilizzato più come strumento per ammazzare il tempo che come salubre spuntino pomeridiano.

Il tempo scorre piuttosto in fretta, per cui decidiamo di andare a visitare, prima che l’oscurità prendesse definitivamente il sopravvento sulla luce, la chiesa di San Martino Vescovo, edificio di cui si parla già in alcuni annali del XVI secolo, ma che per via di diversi disastri che l’hanno veduta protagonista, tra cui un gravissimo incendio nel 1822 e il terrificante terremoto dell’Irpinia del 1980, ha subito diverse opere di restaurazione che hanno permesso di visitarla nuovamente soltanto nel 2006.

Per nostra sfortuna la chiesa, in quel momento, era completamente al buio, per cui nulla mai avremmo potuto contro quell’oscurità fagocitante. Decidiamo quindi si sostare un pò dinanzi ad essa, posando lo sguardo a un tramonto oramai giunto ai suoi ultimi istanti. Per nostra immensa fortuna, dopo appena qualche minuto, arriva il curatore della chiesa, che ci permette di visitare il plesso nel pieno della sua luminosa maestosità, e di cui abbiamo potuto il privilegio di contemplare e adorare le splendide statue in legno policromo di San Martino Vescovo e di San Pietro in Cattedra, il suggestivo tabernacolo eucaristico in marmo d’epoca rinascimentale e uno dei più bei cori lignei che abbiamo mai visto.

E venne il tempo di mangiare…

Felici della fortunata congiuntura che ci ha permesso di visitare gli ambienti interni della chiesa, torniamo nuovamente nella parte alta del borgo, dove decidiamo, finalmente, di concedere le nostre fauci alle prelibatezze offerte dalla festa.

Ora. Il sistema d’acquisto delle pietanze è un qualcosa a cui siamo stati già abituati alla Festa dell’antica pizza cilentana e alla Festa del fico bianco di Giungano: alla cassa, in cambio del denaro, vi vengono consegnati dei talloncini (chiamati ‘olive‘ – ognunod i essi vale 1.00€) che potrete scambiare,poi, ai diversi banconi in cambio delle pietanze. Quanto segue è quanto avreste potuto assaggiare per l’intera durata della festa:

  • Matassa e fagioli – 5 olive
  • Sfrionza di carne di maiale con papacelle e patate – 5 olive
  • Pizza fritta – 2 olive
  • Triz di zeppolini (pasta cresciuta fritta) con alici – 3 olive
  • Babà all’olio di oliva EVO e dolce bufala – 3 olive
  • Caciocavallo impiccato – 3 olive
  • Lagane e ceci – 4 olive
  • Tris di bruschette – 2 olive
  • Crostone con zucca, fagioli, salsiccia e mozzarella – 5 olive
  • Crostone con patate, peperoni cruschi e mozzarella – 5olive
  • U’ cuzzetiell’ con polpette di sugo e formaggio/trippa al sugo/soffritto al sugo – 5 olive
  • Bicchiere di vino – 1 oliva
  • Due bottigliette d’acqua – 1 oliva
  • Bicchiere piccolo di birra del birrificio artigianale ‘La Nuda’ – 2 olive
  • Bicchiere grande di birra del birrificio artigianale ‘La Nuda’ – 4 olive

La nostra scelta è ricaduta sul crostone con zucca, fagioli, salsiccia e mozzarella, sul cuzzetiello con polpette al sugo e formaggio, e sul tris di bruschette, di cui una con una dadolata di pomodori e olio EVO, una con dell’olio EVO all’aglio e l’ultima con rucola, scaglie di Parmigiano e olio EVO.

Partendo dal crostone, esso consisteva in solo una metà un piccolo panuozzo tagliato in due con sopra adagiati gli ingredienti pocanzi elencati e condito con l’olio dell’Azienda Agricola Funicelli Rosario: a prescindere dalla bontà e dalla genuinità degli ingredienti, presenti in equilibrio quasi perfetto e perfettamente insaporiti, 5.00€ per mezzo saltimbocca un pò di fanno corrucciare il viso.

Ma a risollevarci da questo brevissimo episodio di amara delusione è stato il cuzzetiello, che più che un cuzzetiello (parte apicale della pagnotta di pane) consisteva in una mezza pagnottella svuotata della mollica e farcita con sugo di pomodoro, polpette e parmigiano grattugiato e condito con l’olio dell’Azienda Agricola Mottola Carmine. Davvero delizioso, abbondante e, forse, anche esuberante.

Desiderosi di saggiare, quasi in purezza, l’eccellente alimento per cui queste festività sono state assemblate, corriamo subitamente a procurarci l’ultimo delle tre pietanze salate a cui ci siamo sottoposti: il tris di bruschette, condite con l’olio fornito dall’azienda Tenuta Mennella dal 1967, soddisfacenti e abbondanti al punto giusto da poter esser consumato anche in due persone senza avvertire la necessità di cibarsene ancora.

Ma forse il nostro giudizio era alterato dal fatto che sino a poco prima avevamo trangugiato un crostone e un cuzzetiello. Quindi non prendete per legge queste nostre parole.

Gaetano & Teresa

Quale degna conclusione per questo nostro pasto, decidiamo di acquistare anche un dolce che avremmo, nell’eventualità, diviso, giusto per non gravare ulteriormente sul guadagno calorico della giornata. Con nostra somma sorpresa, con quelle tre olive ci hanno consegnato non solo uno dei babà più buoni che abbiamo mai assaggiato, ma anche la dolce bufala, un morbido fagottino di pan brioche ripieno di una spuma dolce alla ricotta. Assolutamente superbi.

L’olio dell’Azienda Agricola Tenuta Borriello

Consumatili avidamente su una delle panchine in cemento di Piazza XXIV Maggio, decidiamo, finalmente, di dedicare del tempo di qualità ai banconi delle aziende espositrici. Mentre passeggiamo, osservando e gustando anche solo con gli occhi i meravigliosi prodotti offerti dalle aziende, ad un tratto la nostra attenzione viene letteralmente agguantata da due simpaticissime e affabilissime ‘facce di bronzo‘ che, di lì a poco, ci avrebbero letteralmente inondati di informazioni circa non soltanto il loro prodotto, ma anche sulle diverse modalità attraverso le quali l’utente finale avrebbe potuto degustarlo.

Vi ricordate quando, poco fa, vi abbiamo parlato del peculiare distico alimentare cioccolato fondente/olio?

Gaetano & Teresa
A un cucchiaio dal mondo – Francesco Borriello e Andrea Cornetta dall’Azienda Agricola Tenuta Borriello – All rights reserved

Ebbene, se ci siamo prestati a una simile pratica degustativa, sino ad allora a noi totalmente sconosciuta, è stato proprio grazie all’esperienza e al savoir faire di quelle due sagome di Francesco Borriello e Andrea Cornetta, rappresentanti dell’Azienda Agricola Tenuta Borriello; azienda che, peraltro, ha esordito quest’anno sullo scenario commerciale dell’olio extravergine di oliva.

Il motivo per cui l’olio si degusta meglio col cioccolato fondente è lo stesso per cui il cioccolato fondente è spesso servito a seguito dell’assaggio di una pietanza piuttosto ‘grassa’: deterge le papille gustative, dando la possibilità al degustatore di poter saggiare diverse qualità di olio senza che il loro avvicendamento ne alteri il sapore.

Francesco Borriello

Ben tre sono le tipologie di olio che questi nostri nuovi amici estrapolano dalla premitura di cultivar rigorosamente autoctone:

  • Leccino‘, un olio delicato e lievemente fruttato che si adopra bene su carni bianche e pesce, ricavato dalla premitura di una sola varietà di oliva: la leccina, per l’appunto.
  • Tenuta Borriello ‘Classico’, dal sapore leggermente più fruttato rispetto al ‘Leccino‘ per via del fatto che si tratta di un olio ricavato da una miscela di diverse varietà di cultivar autoctone, tra cui oliva frantoiana, leccina e carpellese, e solo in minima parte, rotondella.
  • L’olio dell’avvocato‘, infine, è un olio pregiato ricavato dalla primissima premitura dei frutti la cui raccolta, per ricavare quest’olio dal bouquet altamente fruttato e dalla coda lievemente piccante, finisce entro e non oltre il 31 Ottobre.

Dopo aver acquistato una bottiglia da 250 ml per ognuna delle varietà di olio proposte da Francesco e da Andrea, ci apprestiamo, infine, a tornare alla nostra auto, felici di questo delizioso pomeriggio trascorso alla scoperta dell‘olio, e di questa nuova amicizia che, in un futuro non molto remoto, rappresenterà sicuramente un buon motivo per tornare a Serre, dai suoi oliveti, dai suoi declivi, dalla sua gente.


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Come sempre grazie per il tempo che avete investito nella lettura di questo articolo. Nella speranza che questi vi sia piaciuto, vi invitiamo caldamente a tempestare la sezione commenti con le vostre considerazioni in merito e, naturalmente, a condividere questo articolo sui vostri profili social network e attraverso i principali software di messaggistica istantanea.

Non vediamo l’ora di partire con voi per la nostra prossima avventura.

Un abbraccio dai vostri affezionatissimi Gaetano e Teresa di:

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