Passeggiata a Maiori ospiti del Maiori Music Festival – 21 Giugno 2020


Benvenuti, carissimi amici, a Maiori


Ma salve, carissimi compagni di avventura e ben trovati, nuovamente, sul nostro blog.

Gaetano & Teresa

Era da tanto, troppo tempo che avremmo voluto nuovamente posare le dita sulla tastiera del nostro pc con l’intento di condividere con voi una delle nostre ultime avventure. Ma, come tutti ben sappiamo, lo scoppio della pandemia da Covid-19 ha decretato, tanto per noi, quanto per i centinaia di migliaia di nostri colleghi avventurieri in giro per questo nostro vasto mondo, un lungo PERIODO DI PAUSA da viaggi, passeggiate, escursioni e tutto quanto concerne l’oggetto di queste nostre fantasiose divagazioni sul web: il MONDO DEI VIAGGI.

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Finalmente, a distanza di ben sei mesi dalla nostra ultima avventura in Repubblica Ceca, alla scoperta di una delle più belle Capitali del nord Europa, PRAGA– per la quale stiamo preparando qualcosa di davvero molto speciale per voi, non temete – ci si è presentata l’occasione di poter visitare Maiori, comune appartenente alla suggestiva e trafficatissima cornice della Costiera Amalfitana in qualità di ospiti del Maiori Music Festival, principale e massima istituzione musicale del comune salernitano.


GUARDA IL VIDEO CHE ABBIAMO DEDICATO A QUESTA PASSEGGIATA

A Maiori ospiti del Maiori Music Festival – 21 Giugno 2020

Maiori – una breve storia pratica

Secondo la leggenda tramandataci dallo scrittore latino Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia, pare che la città di Maiori discenda dalla dea Maia, divinità romana della fecondità e del risveglio della natura, il cui nome, tradotto dal latino, vuol dire ‘colei che porta crescita‘, ‘colei che è grande‘. Nel III secolo a.C, gli etruschi del vicino insediamento di Marcinna (attualmente conosciuta col nome di Vietri sul Mare) stabilirono, alle pendici del Monte Falerzio, un nuovo insediamento che avrebbe portato con se il nome di ‘Rheginna‘, in onore del lucumone etrusco che lo fondò, e che si sarebbe distinto per la particolare perizia dei suoi abitanti nelle attività marinare.

Quando, nel IV secolo a.C., al popolo dei Picentini subentrarono i romani, per via di alcuni problemi di toponomastica che riguardavano questo stesso insediamento e una realtà prossemica leggermente più piccola, ma che però portava lo stesso nome, questi decisero di apporre al nome Rheginna l’attributo ‘Major‘, ‘più grande‘; mentre, all’altro, attribuirono l’appellativo di ‘Minor‘, ‘più piccolo‘. I due agglomerati mantennero i nomi di Rheginna Major e Rheginna Minor sino al periodo dominazione Sveva, quando persero l’appellativo Rheginna e iniziarono ad esser chiamate Maiuri e Minuri, da cui deriveranno i nomi attuali di Maiori e Minori.

A un cucchiaio dal mondo – Resti delle mura del baluardo si San Sebastiano – All rights reserved

Nell’842 d.C., il presidio maiorese entrò a far parte della Confederazione degli Stati Amalfitani, mantenendo, tuttavia, la propria autorità amministrativa e divenendo sede dell’ammiragliato, della dogana, del fondaco del sale e di numerosi arsenali. Quando, poi, nell’872 d.C., la città prese parte alla fondazione della più antica Repubblica Marinara mai fondata, Amalfi, iniziarono ad essere attuate delle politiche di fortificazione che portarono all’edificazione di imponenti bastioni, quale quello di San Sebastiano, i cui resti è possibile scorgere, tutt’oggi, al di sotto dell’omonima chiesa, e di sontuosi castelli quali quello di San Nicola de Thoro-Plano, tuttora esistente, e la Rocca Sant’Angelo, ad oggi sostituita dall’Insigne Collegiata di Santa Maria a Mare.

A un cucchiaio dal mondo – Veduta della Torre Salicerchio dalla spiaggia della città – All rights reserved

Dopo l’anno 1000, anno in cui Maiori entrò a far parte del Principato di Salerno, iniziarono a fare la propria comparsa, in Sud Italia, i guerrieri normanni, assoldati, di volta in volta, in risoluzione di alcune contese locali, dai potenti di turno. Fra questi, si esposero in maniera certamente meno ortodossa i membri della famiglia Altavilla, il cui più insigne e ambizioso esponente, tale Roberto il Guiscardo, sposò la figlia del duca Guaimario IV e principessa di Salerno, Sichelgaita e, nel 1076, assediò ed espugnò questa stessa città acquisendo il titolo di Duca di Puglia, Calabria e Sicilia, e quindi pieno potere anche sui presidi della Costiera Amalfitana. Fu proprio durante il periodo della dominazione normanna che venne fatta erigere la celeberrima Torre Salicerchio, conosciuta anche col nome di Torre Normanna, oggi sede di uno dei più rinomati ristoranti della Costiera.

A un cucchiaio dal mondo – Corso Reginna – All rights Reserved

Compiendo un doveroso balzo in avanti, e soltanto citando l’invasione Pisana del 1268 e la peste nera che nel 1656 ridusse la popolazione di Maiori ad appena 700 abitanti, il 28 Ottobre 1954, la città venne colpita da una violenta alluvione che provocò un tracollo della copertura del fiume Reginna che si riversò, in tutta la sua furia, nel centro abitato, distruggendo gran parte delle costruzioni civili che incontrò sul suo cammino. Questo cataclisma, però, altro non generò che un tristo fenomeno di speculazione edilizia sulle cosiddette ‘seconde case‘, che distrasse il popolo maiorese dall’evidente problema idrogeologico che interessava, e tutt’ora interessa, proprio la zona dell’abitato civile. Ad oggi, la città vive principalmente di turismo, di produzione e di esportazione del celebre limone nella sua variante ‘sfusato amalfitano‘ e di artigianato.


E’ un problema di Murphy

Era da un pò di tempo, ormai, che la nostra adorata Opel Astra manifestava un problema non meglio definito al motore, la cui entità avremmo scoperto soltanto due settimane dopo i fatti che ci accingiamo a raccontarvi.

Per cui, preoccupati dal fatto che questo problema avrebbe potuto pregiudicare l’esito di questa nostra prima, vera passeggiata aldilà di quello che abbiamo simpaticamente ribattezzato il MASSIMO FATTORE di questo 2020, e cioè: il lungo periodo di lockdown che ci ha costretti a rimanere asserragliati nelle nostre case, timorosi persino dell’aria che avremmo dovuto necessariamente RESPIRARE per VIVERE, abbiamo chiesto al sempre disponibilissimo Antonio di raggiungerci a Maiori con la sua auto anziché recarvici soltanto con la mia, in modo da evitare qualsiasi PROBLEMA LOGISTICO che o ci avrebbe fatti rimanere a Maiori sino al Lunedì successivo o, piuttosto, ci avrebbe lasciati a casa con l’amaro in bocca.

Ora: nel 1949, un certo Edward Aloysius Murphy, scienziato e militare presso gli United States Army Air Corps, ci introdusse a una serie di paradossi pseudo-scientifici a carattere ironico e caricaturale noti come i ‘Paradossi di Murphy‘ o, ben più comunemente, le ‘Leggi di Murphy‘, secondo cui ‘se v’è anche una remota possibilità che qualcosa possa accadere, allora questa accadrà’.

Vi ricorda qualcosa il toast imburrato che cade sempre sul lato del burro? Maledetto…

Manco finito di dirlo che all’altezza di San Mango Piemonte quella stramaledettissima spia gialla inizia a lampeggiare sul quadro del volano irritante quanto un’infiammazione al nervo trigemino in piena estate.

Chiamiamo, quindi, Antonio, comunicandogli che avremmo lasciato l’auto a Salerno e chiedendogli di prelevarci in prossimità della foce del fiume Irno per poter andare insieme, così, a Maiori.

Il delitto di Montecarlo

Una volta saliti a bordo dell’auto di Antonio, che nel frattempo aveva posteggiato in prossimità della gelateria Madegra in Piazza della Concordia, ci avviamo serenamente in direzione della Costiera Amalfitana, realizzando, con il doveroso ritardo, di aver dimenticato il nostro corredo balenare nella nostra auto a Salerno.

Ovviamente, perché i problemi, d’altronde, viaggiano sempre a braccetto.

Tuttavia, ciò che realmente, quel mattino, ci ha deprivati di ogni singola molecola d’aria in corpo è stato lo stile di guida piuttosto aggressivo del nostro Antonio, che mai avremmo pensato potesse affrontare le feritoie e le curve della Costiera Amalfitana in un modo che avrebbe fatto rizzare i capelli persino ad Ayrton Senna.

Te possino!

«Pronto?»

«Lo so, sono in ritardissimo, Salvatò. Ma stiamo arrivando!»

«Ma non ti preoccupà, Gaetà, che tanto possiamo aspettare un altro pò. Tu quando stai per arrivare chiamami, che ti faccio venire incontro Gloria per farti aprire il parcheggio.»

«Grazie, Salvatò… Grazie infinite!»

«Ma figurati, jà, ci vediamo dopo!»

«Ciao, Sal. A fra poco.»

«Mò puoi correre Antò».

L’obelisco di Santa Maria a Mare

Come promesso da Salvatore, al nostro arrivo a Palazzo Mezzacapo era Gloria ad aspettarci per accompagnarci e aprirci il varco aldilà del quale v’era una piccola piazza nella quale è consentito posteggiare i veicoli soltanto agli operatori del palazzo e, come nel nostro caso, a visitatori ritardatari che hanno la fortuna di avere amici davvero molto pazienti.

Scortati da Gloria su Corso Reginna, questa si separa da noi per via del fatto che di lì a poco avrebbe dovuto riscaldare lo strumento per la piccola esibizione che avrebbe accompagnato la nostra visita nell’aula consiliare di quel palazzo rinascimentale oggi sede del Municipio di Maiori e del Maiori Music Festival.

Ma prima avremmo dovuto raggiungere Salvatore all’Obelisco di Santa Maria a Mare perché potessimo, poi, congiungerci al gruppo di visitatori che quel giorno ci avrebbero fatto compagnia in quella che sarebbe stata una passeggiata alla scoperta della Maiori più interna, nascosta all’occhio del visitatore causale, quella che non ti aspetti possa essere una località riconosciuta principalmente per il suo mare e il suo appartenere a un contesto turistico che spesso, ahinoi, ne occulta la vera essenza e la vera, autentica, bellezza.

L’edicola votiva della Madonna delle Catene e il Baluardo di San Sebastiano

A un cucchiaio dal mondo – L’edicola votiva della Madonna delle Catene – All rights reserved

Il nostro tour, organizzato dal Maiori Music Festival nell’ambito del progetto Tourbook“, avviato con l’intento di valorizzare e promuovere il territorio maiorese attraverso la creazione di pacchetti, tour e itinerari con un’ampia offerta di diverso carattere, guidato dalla preparatissima guida locale Filomena De Filippis, inizia con una sosta all’edicola votiva della Madonna delle Catene, un piccolo altare ubicato in Corso Reginna edificato per celebrare la liberazione dei prigionieri maioresi dall’egemonia del celeberrimo pirata saraceno Barbarossa nel ‘500.

Sull’altare è presente un affresco che ritrae la Vergine Maria affiancata da due Santi: quello in abiti vescovili è S. Nicola, famoso per il miracolo della liberazione del giovane cristiano dalla prigionia dei saraceni; l’altro santo, invece, vestito di abiti sacerdotali, potrebbe essere S. Filippo Neri.

A un cucchiaio dal mondo – Il vicolo di Casa Mannina e il Baluardo di San Sebastiano – All rights reserved

Proseguiamo il nostro tour raggiungendo il vicolo di Casa Mannini e il baluardo di San Sebastiano, uno dei pochi punti dove sono ancora visibili i resti delle antiche fortificazioni che proteggevano Maiori, di cui è possibile osservare alcuni merli, delle feritoie e una piccola torre circolare, e di cui vi sarà possibile osservare un immagine se solo scorreste che vostro ditino verso la PARTE SUPERIORE della PAGINA di questo ARTICOLO.

Su, cosa state aspettando? Scorrete, Scorrete.

Ma poi, tornate qui eh, che non è ancora finita!

IL CASALE DEI CICERALI E LA PRIMA ESIBIZIONE DEL MMF

Il sole, nel frattempo che ci allontanavamo dal vicolo di Casa Mannina per immetterci nuovamente su Corso Reginna, iniziava ritroso a svettare alto oltre la linea dei tetti degli edifici prospicienti il passeggio; tetti che, sino a qualche istante prima, ci avevano protetti dai suoi raggi luminosi e forieri di un calore che, con le mascherine adagiate sul volto e un abbigliamento non propriamente consono a passeggiare all’aria aperta in torrido mattino d’estate, stava sottoponendoci a d una prova da sforzo non indifferente.

A un cucchiaio dal mondo – Il Casale dei Cicerali – All rights reserved

Per nostra immensa fortuna, però, il nostro itinerario non ci avrebbe lasciati ancora a lungo a macerare al sole, siccome presto iniziamo a intrufolarci in calle tanto più fresche quanto più anguste rispetto al corso principale al fine di raggiungere il cuore più vetusto e popolare del baluardo amalfitano. Un ambulatorio non molto ampio, preceduto da una scalinata invero piuttosto stretta e lunga ci introduce al Casale dei Cicerali di Maiori, che, stando alla storia che nel frattempo stava raccontandoci Filomena, un pò ci ha ricordato di quando, quella volta a Matera, visitammo il museo della Casa Cava, dove ci raccontarono che anticamente, uomini e bestie vivevano sotto lo stesso tetto, condividendo i medesimi spazi, il medesimo cibo e la medesima aria.

Sollevandoci da quell’atrio sobriamente decorato da un suggestivo crocifisso ligneo, alcune iconografie sacre e due panchine, proseguiamo lungo quella scala che potete vedere alle spalle della nostra guida per ascoltare la prima delle tre esibizioni musicali che avrebbero fatto da intermezzo al nostro tour della Maiori più inesplorata, raccolta, autentica.

NUOVA CHIUNZI E IL CASALE DEI CICERALI BASSO

Seguitiamo a ricalcare la celere andatura della nostra guida, Filomena, che, nel frattempo, ci aveva condotti nuovamente all’aria aperta e, senza che noi potessimo accorgercene, giungiamo a Nuova Chiunzi dal cui belvedere potete ammirare un profilo di Maiori che potreste ritrovare soltanto in cartolina. Un incantevole raccolta di bellissimi edifici post-moderni che sembrano usciti da un presepe tradizionale napoletano, che scivola dolcemente sino a perdersi nella spuma del mare azzurro il quale , a sua volta, sembra voler risalire le dure asperità dei Monti Lattari inoltrandosi nel verde dei boschi che popolano le colline su cui sorgono l’Insigne collegiata di Santa Maria a Mare, eretta sulle spoglie della più antica Rocca Sant’Angelo, e il peculiarissimo Castello Miramare.

PALAZZO MEZZACAPO E I SUOI GIARDINI

Tornati con i piedi per terra dopo esserci librati leggeri al di sopra dei tetti di una Maiori che ci appare sempre meno distante e sconosciuta, torniamo su Corso Reginna per addentrarci nei visceri di uno dei palazzi più belli e suggestivi della cittadina maiorese, ossia: Palazzo Mezzacapo, appartenuto, come è facile intendere dal nome che porta con sè, alla famiglia Mezzacapo, a cui fu ceduto dagli eredi di tal Gennaro Lanario deceduto nel 1551.

Un grande portone ligneo divide Corso Reginna da un ampio quadriportico da cui si inerpicano due grandi scalinate in marmo che conducono agli ambienti superiori del palazzo, e sulle quali noi stessi ci lanciamo per raggiungere l’aula consiliare dove si sarebbe tenuta la seconda esibizione degli artisti del MMF. Un ampio salone dal soffitto riccamente affrescato (tra gli affreschi, qualcuno presumibilmente imputabile a Ludwig Richter), con al centro disposte alcune file di sedie poste a debita distanza per rispettare le norme di sicurezza anti-covid e ad aspettarci, sul fondo della sala, il secondo gruppo di artiste del MMF, tra cui Gloria, che avrebbero allietato la nostra visita a Palazzo con brani estrapolati dalla letteratura musicale per flauto traverso.

Appena dopo l’esibizione, lasciamo l’aula consiliare di Palazzo Mezzacapo per discendere nuovamente sul corso e da lì fare il nostro ingresso trionfale all’interno dei giardini di Palazzo Mezzacapo, dalla peculiare forma a croce di Malta probabilmente voluta da uno dei membri della famiglia Mezzacapo, frà Filippo, che fece ricevere la sua famiglia per giustizia nell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Malta nel 1708. Aiuole ricolme di fiori dai colori sgargianti, una deliziosa fontana circolare circondata di gusto da vasche che percorrono idealmente i quattro bracci della croce che dividono il giardino in quattro quadranti a partire dal suo centro, eleganti padiglioni, un tempo utilizzati come stia per gli utensili e semenzaio, racchiudono le meraviglie del giardino chiudendone lo sfondo e una rigogliosa fontana a cascata posizionata in prossimità di uno dei padiglioni fanno da cornice all’ultima esibizione degli artisti del MMF del tour.

L’INSIGNE COLLEGIATA DI SANTA MARIA A MARE

Siam giunti quasi alla fine del nostro tour in compagnia di Salvatore e del Maiori Music Festival e…

Oh, cavolo… aspettate! Non vi abbiamo detto chi sia Salvatore! Scusa Sal, rimedieremo subito!

Salvatore Dell’Isola è il Presidente, nonché Direttore Artistico del Maiori Music Festival, oltre che essere l’ideatore della maggior parte delle belle iniziative che stanno interessando il territorio maiorese e le sue interazioni con la musica. Sono particolarmente grato a Salvatore per l’avermi fatto comprendere quanto il potere della volontà di valorizzare un patrimonio di inestimabile valore quale quello offerto da questa incantevole circoscrizione della Costiera amalfitana superi di gran lunga le difficoltà che questo nostro paese interpone fra noi e la rincorsa di un sogno. Grazie, Sal. Sei e sarai sempre un gagliardo vessillo di profonda ispirazione.

Gaetano

Bene. Come stavamo dicendo, siam giunti quasi alla fine del nostro tour in compagnia di Salvatore e del Maiori Music Festival. Manca soltanto parlarvi della nostra puntatina all’Insigne Collegiata di Santa Maria a Mare che, per nostra sfortuna, abbiamo potuto soltanto visitare velocemente per via del fatto che, in quel momento, stessero celebrando il rito eucaristico domenicale. Ad ogni modo, anche da uno sguardo superficiale riesci ad accorgerti della bellezza contenuta all’interno degli ambienti del principale edificio religioso della città di Maiori, eretto nel XIII secolo sulle spoglie della più antica Rocca Sant’Angelo ed eletto a insigne collegiata da papa Giulio II nel 1506. Suddiviso in tre navate, la navata centrale è coperta da un soffitto a cassettoni affrescato dal pittore napoletano Alessandro De Fulco nel 1529. Nel 1866 vengono edificati un sagrato e una cripta con all’interno conservate le spoglie di San Clemente, nell’ambito della quale è stato allestito un museo dedicato a ‘Don Clemente Confalone‘. Nel 1973 la Chiesa diviene santuario mariano ad opera di un decreto arcivescovile.

UN ULTIMO SALUTO

Tornati su Corso Reginna, Salvatore ci fa gentilmente dono di una copia del primo lavoro di studio del Maiori Music Festival intitolato ‘Opera Prima‘, per il quale vi lasceremo il link più in basso per poterne acquistare anche voi una copia e supportare questo AMBIZIOSO PROGETTO, lasciandoci poi alla sola compagnia di qualche turista che, nel frattempo, si affannava alla ricerca di un qualche locale o ristorante in cui consumare un lauto pasto lontano dalle folle accalcate sulle spiagge.

Dopo una breve sosta trascorsa a consumare un pò delle vettovaglie gentilmente approvvigionate dai sempre eccellenti Antonio e Chiara, che han deciso di farci compagnia in questa nostra prima avventura postlockdown, salutiamo anche noi Maiori con la promessa di ritornarvi, un giorno, con quella serenità e leggerezza di spirito che più si confà a visitarne le incantevoli calette e le meraviglie più inedite.


Maiori non è solo un prodotto di un complesso e annoso meccanismo di marketing atto a valorizzarne soltanto gli aspetti più spendibili e accessibili al turismo di massa; non è solo mare dalle acque cristalline, spiagge popolose e movida, bensì è una realtà viva, strutturata, piena di deliziosi dettagli che non aspettano altro che essere scoperti e valorizzati sin nelle loro più piccole parti. Maiori è musica, storia, arte, tradizione, devozione, rinascita, trasformazione, un luogo in cui ricongiungerci alle nostre radici magno-greche, sannitiche, sveve e normanne, da cui imparare attingere tutto il meglio da questo nostro straordinario e variegato retaggio, fatto di pesca, di agricoltura, di artigianato. Visitate Maiori con la consapevolezza di star percorrendo la Storia d’Italia e delle Repubbliche marinare, protendendo i sensi alla captazione di tutti gli stimoli che la città offre.

Noi vi salutiamo e vi diamo appuntamento alla nostra prossima avventura, sempre in compagnia dei vostri affezionatissimi Gaetano&Teresa di:

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