Carnevale: origini e tradizioni della festa dai mille volti


Ma salve, carissimi compagni di viaggio, e benvenuti in questo nuovo appuntamento con la rubrica ‘Blog al cucchiaio’, la rubrica più seguita dai viaggiatori di tutto il mondo.

Sì, certo, come no… Hahaha!

Oggi è il giorno in cui tutto il mondo avrebbe dovuto riunirsi in cortei e parate per la celebrazione del Carnevale e, sebbene v’è più di qualcuno, la fuori, che ci dice che l’unica cosa che ci è lecito compiere, oggi, è restarcene a casa a imbrattare le nostre di mura e i nostri di pavimenti con le più astruse fisime di schiuma, stelle filanti, zucchero e coriandoli, nulla ci vieta di potervi parlare, qui, di questa festa, opportunamente separati da un pannello a cristalli liquidi e in compagnia di una bella fittazzona di lasagna che ci faccia sentire un po’ meno soli e un po’ più vicini a ciò che i nostri progenitori intendevano quando parlavano di ‘celebrare il Carnevale’ come si conviene.

Dunque: mettetevi comodi e gustatevi – in tutti i sensi – questa deliziosa

Il Carnevale delle origini: una celebrazione

Rappresentazione, da un sigillo cilindrico, di un serpente dotato di corna, a volte identificato con la dea Tiāmat – Wikipedia

Il carnevale nel mondo antico: Babilonia 🏜️

Iniziamo subito col dire che del Carnevale ci siamo inventati ben poco. Pensate che già gli antichi Babilonesi erano soliti predisporre dei festeggiamenti in onore della sconfitta del grande serpente del mondo Tiāmat per mano del padre degli dei Marduk poco dopo il giorno dell’equinozio di primavera, per porgere commiato all’anno appena trascorso e accogliere quello nuovo nel migliore dei modi: mangiando, bevendo e praticando ogni genere di dissolutezza, in virtù di un totale sconvolgimento delle condizioni sociali, perché l’universo potesse risorgere dal caos e la vita ricominciare senza troppo preoccuparsi di come le cose fossero prima del principio di questa nuova iterazione cosmogonica.

D’altronde: il passato è passato? Nevvero?

Il carnevale nel mondo antico: Grecia e Roma 🏛️

Non molto dissimili dalle celebrazioni perpetrate dai babilonesi nell’antica Mesopotamia erano quelle consumate da Greci e Romani che, rispettivamente, nel corso di antesterie (celebrazioni deferenti dal culto ionico-attico del dio Dioniso) e saturnali (feste dedicate all’insediamento nel tempio del titano Saturno e alla celebrazione dell’età dell’oro), eran soliti indulgere in ogni sorta di bagattella dalla dubbia moralità proprio con lo scopo di sovvertire l’ordine sociale e affrancarsi, di conseguenza, da qualsiasi forma di obbligo comunitario che avessero contratto nel corso dell’anno appena trascorso. Esauritosi il periodo dei festeggiamenti, l’ordine sovvertito veniva ripristinato – o rinnovato – e garantito sino, almeno, all’inizio del carnevale successivo.

Oinochoe delle Antesterie,  430-390 a. C. – Louvre – Wikipedia

L’ingerenza del Cristianesimo sulle celebrazioni del Carnevale ⛪

Con l’avvento del Cristianesimo, che già del 380 d.C., con l’Editto di Tessalonica promulgato da re Teodosio, assurse al ruolo di religione più diffusa e professata del bacino mediterraneo, le celebrazioni del carnevale assunsero connotati piuttosto diversi da quelli osservati in Babilonesi, Greci e Romani, le cui inclinazioni più licenziose e impudiche erano – manco a dirlo – ampiamente vituperate dall’augusto magistero crucigerato.

Quindi addio a orge, festini e scudisciate inferte sul deretano di re e tiranni.

Avvenne quindi che il Tempo del Carnevale – cui ci si iniziò a rivolgere formalmente col nome di Tempo di settuagesima, per via del fatto che questo iniziasse proprio la Domenica di Settuagesima, la prima delle nove domeniche che precedono la Settimana Santa – divenne un periodo durante il quale il fedele avrebbe potuto riflettere e riconciliarsi con Dio, in attesa dell’avvento della Quaresima e delle celebrazioni del Triduo pasquale (passione, morte e risurrezione di Cristo), per i quali avrebbe dovuto osservare pratiche virtuose come il digiuno ecclesiastico, la preghiera intensa e la pratica della carità. Insomma: una ritualità ben lungi dall’essere considerata anche solo lontanamente rassomigliante a quelle descritte per babilonesi, greci e romani.

Der Kampf zwischen Karneval und Fasten (1559) – Pieter Bruegel il Vecchio

Il carnevale nella Firenze dei Medici ⚜️

Nonostante ciò, le celebrazioni del Carnevale sarebbero riuscite a riconquistare parte di quello sfarzoso retaggio già a a cavallo fra il XV e il XVI secolo, specie in quei trionfi fiorentini patrocinati principalmente dalla casata dei Medici, cui molto dovettero, specie alla figura di Lorenzo il Magnifico – autore di una pluralità di canti carnascialeschi tra cui spicca Il trionfo di Bacco e Arianna -, questi sardanapaleschi e chiassosi comizi la cui tradizione è sopravvissuta sino ai giorni nostri, cristallizzandosi nell’immaginario collettivo come un variopinto florilegio di musica, danze, carri e maschere. Tuttavia: vi siete mai chiesti…

…come mai a Carnevale si è soliti indossare una maschera? 🎭

La pratica dell’indossare una maschera durante le celebrazioni del Carnevale ha molto a che fare col fatto che queste ben si inquadrano in un ciclico dinamismo fra cielo, terra e inferi. Di fatto, è credenza comune di moltissime culture che, proprio nel periodo in cui queste avvengono, il velo che si interpone fra il mondo dei vivi e quello dei morti si assottiglia al punto da permettere a questi ultimi di attraversarlo e riunirsi, temporaneamente, ai congiunti ancora in vita trovando dimora, appunto, in queste maschere che assumerebbero, quindi, un significato apotropaico per tutte quelle persone che le indossano al fine di trovare riparo da eventuali influssi maligni trasfigurandosi nell’essere soprannaturale rappresentato.

Ne è un tipico esempio la maschera bergamasca Arlecchino, che ha origine dalla commistione dello Zanni bergamasco con i personaggi diabolici farseschi della tradizione popolare francese.

A ognuno la sua maschera… 🎭

Accanto a questa antropomorfizzazione di questo demone ctonio, proveniente dall’oltretomba, molte altre maschere hanno conquistato, nel tempo, un proprio posto nell’immaginario collettivo prima italiano, poi internazionale: il napoletano Pulcinella, la veneziana Colombina, il bolognese Balanzone, il bergamasco Brighella, l’astigiano Gianduja, il fiorentino Stenterello, il ligure Capitan Spaventa e il milanese, naturalizzato francese, Pierrot sono solo alcuni fra i volti più noti a sfilare sulle buffonesche passerelle di questo nostro vasto e meraviglioso mondo, che – e per questo ringraziamo chi di dovere – non ha perso l’occasione di impreziosire ulteriormente il già ricchissimo patrimonio culturale tramandatoci dalla Commedia dell’arte delle più straordinarie e creative velleità artistiche di cui è stato capace l’essere umano per celebrare questo periodo di festa e di rinnovamento sociale e spirituale.

Mascherata con Pulcinella – Giuseppe Bonito (XVIII sec.)

Il carnevale in Italia e nel resto del mondo 🎊

Ogni anno, centinaia di migliaia fra curiosi e visitatori s’avvicendano fra le fila delle più belle e sfarzose parate organizzate in ogni parte del mondo in occasione di questa particolare festa. Fra queste, senza dubbio, quelle che han meglio saputo ritagliarsi un confortevole cantuccio nel cuore delle genti di tutto il mondo figurano certamente la parata del Carnevale di Venezia (VE), con alle spalle quasi tre secoli di storie da raccontare; quella del Carnevale di Acireale (CT), fra i più antichi di Sicilia e famoso per i suoi carri infiorati; quella del Carnevale di Viareggio, i cui meravigliosi e particolareggiati carri allegorici sembra quasi che solchino i cieli, tanta l’altezza che possono raggiungere; quella del Carnevale di Ivrea (TO), che culmina con la tradizionale ‘Battaglia delle arance‘, in ricordo della rivolta dei cittadini per la libertà contro il tiranno della città, Ranieri di Biandrate. E ancora: quella del Carnevale di Palma Campania (NA), famosa soprattutto per la sfida delle Quadriglie, veri e propri complessi bandistici che sfilano, ordinati nella forma di un lungo serpente, fra le vie della città nel pomeriggio del lunedì che precede il giorno del Martedì grasso; quella del Carnevale di Montemarano (AV), fra le cui strade risuonano allegre le cennamelle intonando le tradizionali melodie afferenti alla letteratura delle celebre e imperscrutabile tarantella montemaranese.

Photo by Helena Jankoviu – Traditional Venice Carnival Mask – on Pexels.com

Portandoci , poi, fuori dai confini della nostra penisola, come non citare la tradizionale parate delle scuole di Samba del Carnevale di Rio, animata dagli oltre cento gruppi di blocos che suonano, ininterrottamente, per le strade dei propri quartieri dal giovedì sino al successivo martedì grasso; quella del Mardi Gras di New Orleans, famosa per le chiassose sfilate organizzate dai Carnival krews, durante le quali vengono lanciati sulla folla stelle filanti, coriandoli, piccoli pezzi di legno alla guisa di monete da un dollaro e giocattoli poco costosi. E ancora quella del Carnevale di Cadice, di Notting Hills, di Oruro, di Binche, di Palma de Mallorca e molti altri ancora.

Photo by Rosemary Ketchum on Pexels.com

Il Carnevale secondo ‘A un cucchiaio dal mondo’ 🎉

Tradizionalmente, il nostro modo di celebrare il Carnevale non è molto dissimile dal modo in cui lo si festeggerebbe, ad esempio, in qualsiasi altra località campana, vi sia una particolare tradizione a cui siamo piuttosto ancorati, che, ahinoi, non ci è stato possibile replicare quest’anno per via di… beh, sappiamo per via di cosa.

‘A sasiccia e ‘o cococc’ (frittata di uova e salsiccia) 🍳

A bordo di carri allegorici di fortuna, solitamente consistenti in un carrello agricolo trainato da un trattore, interi stuoli di adulti e bambini urlare ai portoni dei rustici in cerca di uova e salsicce con cui preparare, alla fonda di questa fragorosa ricerca, una squisita frittata che, di solito, viene consumata al piatto o un ricco panino accompagnato da un buon bicchiere di vino paesano. Vedete: durante il periodo invernale, è usanza, in provincia di Salerno, lavorare le carni del maiale da cui ricavare salumi che saranno consumati, poi, durante il periodo pasquale. Salsicce, guanciali, pancette, soppressate, salami, prosciutti, culatelli pendono dai soffitti delle agresti dimore salernitane, sprigionando nell’aria un aroma pungente di carne e spezie che rinnova l’appetito anche nell’inappetente più fermo e inoppugnabile.

Ricetta per una perfetta frittata di uova e salsiccia 🍳

  • 10 uova fresche paesane, dal tuorlo giallo e l’albume chiaro
  • 2 capi da 20 cm di salsiccia di maiale stagionata (il salume dovrà avere uan stagionatura di almeno due mesi)
  • 300 gr di formaggio Pecorino Romano DOP grattugiato
  • Sale e pepe quanto basta

Rompere le uova e versarle in una ciotola, riunendovi anche il sale, il pepe, il formaggio grattugiato e il salume tagliato a rondelle spesse almeno 3 mm. Portare una padella antiaderente su fuoco vivace e attendere che si riscaldi prima di versare il composto al suo interno. Lasciar cuocere su un lato, poi capovolgere la frittata aiutandosi con un coperchio. Lasciare imbrunire anche l’altro lato e servire al piatto o su pane ciabatta giallo.


Adesso, tocca a voi…

Ci piacerebbe davvero moltissimo che ci raccontiate come siete soliti trascorrere il Carnevale e quali fra questi che vi abbiamo nominato conoscevate o non conoscevate. Noi vi salutiamo e vi diamo appuntamento al prossimo articolo. Un saluto dai vostri affezionatissimi Gaetano e Teresa di:

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