A un cucchiaio dal mondo - Sul sentiero degli innamorati di Ascea Marina - All rights reserved

Trekking sul sentiero degli innamorati – Marina d’Ascea (SA)


Quasi un anno… ⏳

Quasi un anno, ormai, s’è frapposto fra noi e l’ultima volta in cui ci siamo potuti dedicare alla scrittura di un articolo che riguardasse qualcosa di leggermente diverso dalla quotidianità alla quale tutti noi siam stati costretti ad abituarci da questa strana e inaspettata piega degli eventi.

Quasi un anno dall’ultima volta in cui il mondo si magnificava, ai nostri occhi, nelle forme dei monti, dei mari, dei fiumi e dei laghi, nei colori del cielo, degli alberi, del grano maturo e dei papaveri, negli odori dei fiori, dell’erba e del cibo condiviso sotto l’ombra di un salice.

Quasi un anno dall’ultima volta in cui i nostri scarponi han potuto ammaestrare le dolci asperità dei grandi sentieri del mondo, le nostre mani mescolarsi con la sabbia sottile d’un litorale incontaminato, la nostra bocca assaporare qualcosa di inusitato e il nostro naso respirare dell’aria che non fosse filtrata da diafane falde di tessuto-non-tessuto e cotone idrofilo.

Quasi un anno dall’ultima volta in cui abbiam concesso al nostro rovello d’acquietarsi accarezzando l’idea di galleggiare leggero nei tiepidi acquitrini dell’inoperosità e dei più frivoli vagheggiamenti, mentre il corpo s’abituava all’idea che dopo tutto, concedersi del riposo, una volta ogni tanto, non è mica poi la fine del mondo.

Quasi un anno dall’ultima volta in cui abbiamo potuto arrogarci il diritto di definirci, a pieno titolo, padroni della nostra vita e fabra fortunarum nostrarum, artefici del nostro stesso destino.


Dove ci eravamo lasciati? 🎐

Ah sì, lo ricordiamo benissimo. Era il 20 luglio dello scorso anno, quando pubblicammo l’articolo in cui vi raccontammo della nostra passeggiata sul Monte Nebulano, in compagnia del nostro buon amico Vincenzo, e da allora, non molte cose sono successe che valesse la pena di raccontare, fatta eccezione, chiaramente, per quella che ci apprestiamo a raccontarvi proprio in questo nuovo articolo.


Venerdì 30 aprile 2021 – h20:30

Dalla prossima settimana, gran parte dell’Italia tornerà zona gialla: fra le regioni che da lunedì cambieranno colore ci sono la Toscana, la Campania…

Non fummo capaci di ascoltare nient’altro di quell’annuncio, dopo aver appreso che finalmente, anche la nostra Campania, sarebbe nuovamente divenuta zona gialla: le nostre orecchie s’insordirono come quando s’immerge la testa sott’acqua, governate da una mente a sua volta resa sorda da un montare procelloso di allegrezza e operosa propulsione, il cui felice prodotto fu quello di staccare i nostri corpi dalle sagome che, nel frattempo, avevano ricavato dall’imbottitura del divano e lanciarli prima verso lo studio, poi verso l’armadio perché recuperassero tutto l’occorrente necessario ad organizzare e ad affrontare una nuova escursione, la prima dopo quasi un anno trascorso a far la spola fra un sonnecchiante dormiveglia e un cospicua quantità d’intenti gettati alle ortiche per via di una ben poco incoraggiante contingenza degli eventi.

Quella sera, urla e salti di gioia si sprecarono quando, dopo mesi trascorsi rinchiusi in quella spietata prigione emotiva nella quale, noi stessi, ci eravamo costretti, tempo addietro, per non cadere preda, ci sentimmo liberi di poter cominciare, nuovamente, a vivere.

Decidemmo, quindi, che avremmo dovuto assaporare ogni istante vissuto con quella strana e febbrile sensazione di industrioso visibilio, che, nel frattempo, ebbe modo di irretire mente, cuore e spirito per poterne disporre nella guisa di umida argilla fra le abili mani di un esperto vasaio.


Dove andiamo, dunque? 🗺️

Una volta ripreso pieno possesso delle nostre facoltà psicomotorie, entrambi convenimmo sul dirigerci verso il Sentiero degli innamorati della Marina di Ascea, convinti soprattutto dalla chiacchierata e dal dibattito avuti alcuni giorni prima con la nostra amica Francesca, che dalla celebre e suggestiva duna costiera di questo piccolo agglomerato costiero ubicato nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, conduce alla cosiddetta Punta del Telegrafo, sulla quale giganteggia, sul Golfo di Velia, la Torre saracena di Ascea e dalla quale è possibile scorgere, nelle giornate più terse, la punta di Capo Palinuro, estremo sud della costa di Salerno.

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E quando ci andiamo? 🗓️

La prima cosa che facemmo fu consultare le previsioni meteorologiche per la settimana successiva, che ci restituirono una sola finestra di opportunità che si apriva fra le giornate di mercoledì 5 e giovedì 6 Maggio, le sole ad offrire cielo terso e vento basso in una settimana, altrimenti, burrascosa o, comunque, alterata a sufficienza perché ci forzasse a barricarci in casa ad osservare il cielo grigio e la pioggia infrangersi e lacrimare lungo il vetro delle nostre finestre inglesi.

La nostra scelta ricadde sul giovedì.

Sta succedendo davvero? Ce lo ripetemmo sino allo sfinimento, incapaci di realizzare quanto tutto fosse stato stravolto da quel benedetto annuncio al telegiornale.


Giovedì 6 Maggio 2021 – h08:30

«Hai preso tutto?»

«Certo che sì, che domande…»

«Sei sicuro? Controlla bene, che non voglio fare la fine di Firenze e di Perugia…»

«Ah, ah, ah, molto divertente… Non preoccuparti, che la macchina fotografica, questa volta, ce l’ho legata ben stretta al collo…»

«Attento che ti ci strozzi…»

«Stamattina ti sei svegliata con l’intento di percularmi, dì la verità?»

«Assolutamente no! Per l’amor di Dio! Ahah, sto solo ricordandoti di quanto tu, alle volte, possa essere sbadato e dimentico, anche nei riguardi di cose che, date le circostanze, non dovresti dimenticare…»

«Sbadato, io?!»

«Beh, sì, vorresti forse sostenere il contrario? Ti devo ricordare di quando a Praga dimenticasti il portafogli in camera e dovesti farti di nuovo tutta la strada a piedi dalla stazione della metro sino all’hotel?»

«No, no, non ce n’è assolutamente bisogno… comunque, ho appena controllato la mia checklist sul cellulare: c’è tutto!»

«Ottimo. Fammi controllare anche la mia e siamo pronti a partire».

Per nostra fortuna, il meteo mantenne le promesse fatte dalle previsioni la settimana precedente, pennellando la volta celeste con cirri e altostrati dalle forme bizzarre e cangianti, ed esaltando l’augusto rigoglio della natura che circondava la nostra casa bisbigliando placidamente fra le fronde degli alberi e delle rose che, nel frattempo, si erano concesse a quel generoso amplesso di luce e di calore che donava loro un aspetto maestoso e degno della visita delle apette che, con fare leggiadro, si stavano ora posando fra le corolle per suggerne il nettare. Ci apprestammo a raggiungere l’auto e a rifocillarla di zaini, attrezzatura e soprabiti senza curarci troppo, però, dell’ordine con cui li avremmo disposti all’interno del bagagliaio: Ascea era lontana e l’ora era già tarda.


Patente e libretto…

Il nostro viaggio proseguì tranquillo così com’era iniziato, senza che nulla di imprevisto potesse sconvolgere i nostri piani di arrivare a Marina di Ascea a un orario decente; questo sino almeno quando, all’imbocco della S.S. 18 “Tirrena Inferiore” di Battipaglia (SA), il sussultorio movimento di una paletta bianca e rossa ci induce a tirar giù la prima imprecazione della giornata.

«Patente e libretto, per favore…»

«Subito agente…»

«Dove state andando?»

«Ad Ascea Marina per condurre un servizio fotografico…»

«Può recuperarmi il certificato di assicurazione?»

«Guardi proprio non ce l’ho con me, mi dispiace…»

«Non si preoccupi, ho controllato io: è tutto a posto!»

«Benissimo, la ringrazio.»

«Si assicuri di conservare un PDF del certificato di assicurazione nel suo cellulare, non si sa mai. Buona giornata!»

«Buona giornata!»

Potemmo finalmente riprendere il nostro viaggio, che proseguì senza troppi intoppi sino, più o meno, all’altezza di Orria Cilento, dove, per via di alcuni lavori di adeguamento del fondo stradale, il traffico venne dirottato su di una sola corsia, facendo in modo che si creasse un ingorgo dal quale ci liberiamo in circa una ventina di minuti: il morale cominciava a risentirsi di tutti quei ritardi occorsi sulla tabella di marcia; tuttavia, non ci lasciammo scoraggiare più di tanto da tali, sfortunate contingenze e proseguimmo il nostro cammino senza che null’altro potesse interromperne il flemmatico decorrere. Prendemmo l’uscita per Ceraso Cilento e seguimmo le indicazioni per Ascea, che ci condussero per strade e sentieri per i quali dubitammo fortemente si potesse passare a bordo di un’auto.

Caro, carissimo Maps, sappiamo benissimo che tu voglia farci risparmiare tempo, calcolando il tragitto più veloce da compiere per arrivare dal punto ‘A’ al punto ‘B’: ma accidenti se ti odiamo quando ci fai trottorellare per strade sulle quali rischiamo pure di lasciarci una gomma…

Sentitamente tuoi – Gaetano e Teresa – XXX

Osservando la massima prudenza e beneficiando della nostra esperienza in materia di guida di montagna, riuscimmo ad arrivare sani e salvi a Marina di Ascea dove, ad attenderci, v’era un sole cocente, mitigato da una leggera brezza di tramontana, e un abitato ancora piuttosto sopiscente, che attraversiamo per aggettarci sul Lungomare Levante al fine di raggiungere Via Scogliera dalla quale trae origine, appunto, il Sentiero degli innamorati.

Concedetevi del tempo per osservare la duna costiera in tutto il suo splendore, mentre percorrete questo tratto di strada che, dal centro del paese, vi porta all’imbocco del sentiero.

A un cucchiaio dal mondo - La duna costiera di Ascea Marina - All rights reserved
A un cucchiaio dal mondo – La duna costiera di Marina di Ascea (SA) – All rights reserved

Sul sentiero degli innamorati 🏞️

Parcheggiammo l’auto in piccolo largo ricavato all’interno di un oliveto, dove, del resto, erano presenti già diverse auto che ci fecero interrogare circa la possibilità che, forse, non saremmo stati gli unici a percorrere il sentiero, quella mattina.

La maggior parte dei parcheggi, a Marina di Ascea, è a pagamento, anche se la zona blu crediamo si attivi soltanto per l’intera durata del periodo estivo. Non ne siamo sicuri al 100%, quindi, nel caso disponiate di maggiori informazioni a riguardo, non esitate a farcelo sapere nella sezione commenti qui in basso 👇🏼

Recuperammo l’attrezzatura e riemergemmo dal larghetto, dirigendoci verso un articolato ponteggio di legno su cui, a destra, sostava un piccolo chioschetto, ora chiuso o abbandonato, questo non ci fu dato saperlo, posto dirimpetto all’ingresso del sentiero, questo ben evidenziato da una targa colorata e preceduto da un breve passeggio attraversato latitudinalmente da sei archi di legno posti alla distanza di circa due metri l’uno dall’altro e delimitato, lateralmente, da una ricca vegetazione dalla quale, potevi osservare, di quando in quando, la corolla di qualche papavero svettare oltre il verde manto di avena selvatica, cicoria, cardo mariano, e altre piante e arbusti di cui, ahinoi, non conosciamo i nomi.

Sin da subito il sentiero pare volle metterci in guardia circa il fatto che, per attraversarlo, avremmo dovuto misurarci con rampe infinite di protervi scalini, untuosi declivi che sdrucciolavano, ora dolcemente, ora piuttosto speditamente sui vulnerabili fianchi dei promontori dai quali essi traevano origine, copiosi manipoli di insetti intenti a gozzovigliare in gaiezza nei loro banchetti di fiori e di frutti e una ridacciana vegetazione pronta a tutto pur di punzecchiarti alle caviglie o di lanciarti in un occhio i suoi stralli più alti e appuntiti.

Il sudore, già dopo la prima manciata di rampe di scale, iniziava a grondare copioso dalle nostre fronti e a manifestarsi vistosamente sui nostri indumenti delineando, con una precisione eguagliabile soltanto da quella di un cartografo, confini di mari che sarebbero spariti dopo una bella strigliata di sapone di Marsiglia, un risciacquo veloce e una mezza giornata distesi al caldo sole di fine primavera.

Francesca ci aveva messi in guardia: se è vero che il percorso sia lungo soltanto un paio di chilometri, è anche vero il fatto che compierlo nella sua interezza non sia affatto semplice. Per cui, nel caso soffriate di particolari afflizioni articolari ad anche, ginocchia e piedi, vi esortiamo a desistere dal percorrere il Sentiero degli innamorati.

Compiuto il primo tratto, interamente protetto dalle fronde degli alberi, che talvolta s’allungavano malfide poco al di sopra dei nostri capi, costringendoci a tener d’occhio terra e cielo perché non scivolassimo, inciampassimo o sbattessimo la testa contro quelle, fra queste, che s’avventuravano più in basso della maggior parte, riuscimmo a risalire oltre alla verde linea della macchia asceota e a tirare una zaffata d’aria fresca pregna di quella salsedine che dal mare veniva trascinata dal vento che, nel frattempo, s’era messo a soffiare proprio nella nostra direzione, permettendoci di compensare alla perfezione quella fatica che, dopo mesi di clausura trascorsi ad allenarsi soltanto con gli elastici, iniziava a prendersi gioco dei muscoli delle nostre gambe.

Inerpicatici lungo un’ennesima rampa di scalini, lo spettacolo che ci si parò dinanzi fu un qualcosa che rievocò, nella nostra mente, il ricordo di quando risalimmo i 913 scalini che dal centro di Nauplia conducono alla cinta muraria della Fortezza di Palamede.

Potevi distinguere ogni sasso adagiato sul fondo del mare, tanto le sue acque fossero calme e limpide: il turchese delle falda costiera, che, in lontananza, si mescolava con l’indaco delle algide e taciturne profondità del Golfo di Velia invitava i nostri corpi affaticati ad approfittare delle placide correnti per trovare sollievo dal caldo e dal molto cammino. L’aria era talmente tersa che quasi potevi udire le voci dei due paddlers che, timidamente, s’avvicinavano e allontanavano dal promontorio frastagliato di Punta del Telegrafo, incuriositi dagli affari delle alghe e delle creature marine che ruminavano copiose sotto la superfice dell’acqua. Uno scenario idilliaco che ci ripagò di tutti gli sforzi compiuti sino ad allora, e ci convinse a proseguire il nostro cammino sino alla Torre Saracena di Ascea, capolinea del sentiero e delle fatiche di andata.

Il sentiero non mancò di dimostrarsi, a più riprese, latore di meravigliose suggestioni fiabesche che un po’ ci riportavano alla mente scene dalla trilogia cinematografica del Signore degli anelli di Peter Jackson, di quei paesaggi fantastici che tanto avremmo voluto visitare e di cui, grazie a questo cammino, ci sentivamo finalmente parte, con buona pace del nostro fanciullino interiore che urlava a gran voce di voler rivivere le avventure di Sam, Frodo, Gandalf e compagni e che finalmente si ammutoliva quando, per mezzo dei nostri occhi, si lanciava nella brughiera rincorrendo il proprio sogno, che ora si palesava nella forma di fiori, di farfalle e di un mare azzurro e incontaminato.


La fine del nostro percorso 🚩

A un cucchiaio dal mondo - La torre saracena di Ascea Marina - All rights reserved

Dopo aver consumato un lauto banchetto a base di timballo di riso, uova e asparagi, proseguimmo nel nostro cammino, giungendo, infine, alla piattaforma che decreta la fine del Sentiero degli innamorati, a pochi passi dalla Torre saracena di Ascea che ci fu possibile raggiungere a piedi lanciandoci dalla piattaforma e percorrendo un breve tratto non segnato ma ammaestrato dall’uomo fra la vegetazione; volgendo lo sguardo verso Sud, ci fu persino possibile ammirare la maestosità della punta di Capo Palinuro, estremo sud della Costa di Salerno. Dopo una breve pausa di ristoro su Punta del Telegrafo, fu il momento di tornare indietro, ripercorrendo i nostri passi sino al largo dove avevamo parcheggiato la macchina qualche ora prima.

Sulla via del ritorno, non essendo mossi dalla curiosità di sapere cosa ci fosse oltre la curva, la salita o declivio successivi, ci siamo concessi il privilegio di osservare la quotidianità della flora e della fauna autoctone, discernendo meraviglia nei colori dei fiori e degli animali che abbiamo incontrato lungo il cammino, imbattendoci, persino, in un piccolo gruppetto di cipolle di montagna che decidemmo di portare con noi perché potessimo usarle in cucina.

Tornati all’auto, non avemmo il cuore di tornare a casa senza prima rendere omaggio alla duna costiera di Ascea e sottometterci al terribile incanto ch’essa, ogni volta, esercita su di noi ogniqualvolta ci troviamo a passare da quelle parti.


Mantenetemi un attimino questo mentre io “appunto”…

Vi ricordate dell’uliveto in cui avevamo parcheggiato l’auto? Ebbene, Quando vi tornammo, ne trovammo i padroni intenti a distendere, fra le piante, la lenza che li avrebbero guidati, successivamente, a distendere e organizzare le piazzole di telo su cui lasciar cadere le olive.

«Mastri, perdonate il disturbo, pensavamo fosse un parcheggio libero…»

«Ma figuratevi giovanò, nessun disturbo: anzi, visto che ci siete, tenetemi un attimo in mano questo che io devo appuntarmi un attimino questo capo all’albero!»

«Ma certamente, date pure a me!»

Mi consegnò fra le mani il rocchetto della lenza, mentre, con una mano teneva una punessa in ottone dorato e nell’altra un piccolo martello da carpentiere, pronto a trafiggere la corteccia dell’albero con quello sperone attorno al quale aveva avvolto la lenza.

«Siete stato gentilissimo, giovanò! Grazie mille!»

«Ma di cosa! Grazie a voi, piuttosto, e, ancora, perdonate il disturbo!»

«Ma nu’ pazziat’ proprio, giovanò! Alla prossima!»

«Grazie, ancora! Alla prossima!»


Qui finisce il nostro racconto di avventura sul Sentiero degli Innamorati di Marina di Ascea: se ti è piaciuto, faccelo sapere nei commenti qui in basso e condividilo su tutti i tuoi profili social taggando @A un cucchiaio dal mondo su Facebook e @auncucchiaiodalmondo su Instagram: non ti ringrazieremo mai abbastanza dell’aiuto che ci offri nella divulgazione dei nostri articoli e delle nostre avventure. Un saluto e a presto!

Gaetano e Teresa
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Guarda subito il video che abbiamo dedicato al trekking sul “Sentiero degli innamorati”

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