Piazza in Via Corpo di Cristo, 84039 Teggiano (SA)

“Alla tavola della Principessa Costanza” – Parte prima

E’ difficile per noi spiegare come un qualcosa che sia effettivamente accaduto quasi un anno fa, sia riuscito ad imprimersi così limpidamente, sine cum fatica, nella nostra memoria, riuscendo a trattenere con se, tutto il fascino, la meraviglia, lo stupore che solo un evento di tale misura e portanza può riuscire a suscitare in chiunque abbia il piacere (o la fortuna) di lasciarsi trascinare, indietro, nel tempo, in quel Vallo di Diano che, nel lontano 1480, s’avvide a potestà di un “certo” Antonello da Sancto Severino, Principe di Salerno e Signore di Diano e di Costanza, sua sposa, figlia di Federico da Montefeltro, il grande Duca di Urbino.

Prima di inoltrarci ulteriormente nella narrazione dei fatti meravigliosi di quei giorni, ci terremmo a informarvi che l’articolo sarà suddiviso in due parti, di cui la prima si interesserà agli eventi così come sono accaduti durante la XXIII edizione ( a cui partecipammo il 12/08/2016); mentre la seconda, che fungerà anche da integrazione alla prima, s’interesserà, ai fatti avvenuti durante la XXIV edizione (a cui abbiamo patecipato il 13/08/2017). Per cui, nonostante non vi siano state delle modificazioni davvero importanti sui programmi delle due edizioni, è possibile trovare,  delle incongruenze di tempi ed ubicazioni per quanto riguarda gli accadimenti di quei giorni. Detto ciò, invito tutti voi di armarvi di tutto lo “sferragliante” e passionale amore che nutrite per questo nostro medioevo, ove erano il buon cibo, il buon vino, l’onore, la virtute, il coraggio, ma anche il sotterfugio, l’astuzia e la macchinazione gli ingranaggi essenziali a mandare avanti la vita quotidiana di un’Europa il cui volto, di lì a poco, sarebbe stato trasfigurato da un umile navigatore genovese che decise di volere raggiungere le Indie viaggiando verso Ovest. La storia la conosciamo tutti, quindi, bando alle ciance, impugnate i calici, “brindiamo al domani e alla sua gioventù”, per utilizzare un emistichio famosissimo nel mondo dei videogiochi, e gustatevi questo nostro splendido viaggio nella Tergianum del XV secolo.

 

“Alla tavola della Principessa Costanza”

XIII edizione – Parte prima

 

“Nel 1480 Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e Signore di Diano sposa Costanza, figlia di Federico da Montefeltro, il grande Duca di Urbino.

Dopo le nozze, i Principi si recano in visita a Diano (l’odierna Teggiano), dove per l’occasione l’intero feudo ha organizzato grandiosi festeggiamenti in loro onore.”

 

Teggiano è un borgo la cui origine venne attribuita in parte ai coloni greci di Tegea; in parte alle genti osco-sabelliche fuggite via dalle loro terre a causa del’espansione della civiltà etrusca (750-500 a.C.); in parte all’opera profusa dai Lucani intorno al IV sec. a.C., arroccato su di una altura che sovrasta il verde e sconfinato mare del Vallo di Diano. Vi giungemmo intorno alle 12:00: il viaggio risultò essere ben meno gravoso di quanto ci aspettassimo, e l’accoglienza ben meno “rumorosa” e pantagruelica, nonostante la città accogliesse migliaia di visitatori, ogni anno, in occasione di questa straordinaria rassegna. Il quesito che ben presto si impadronì del nostro giudizio fu il seguente: “Siamo effettivamente arrivati nel posto giusto?”; la facilità con cui riuscimmo a posteggiare l’auto in uno dei sentieri più esterni al cuore della città, poi, non fece altro che alimentare i nostri dubbi a riguardo. Decidemmo ad indagare ulteriormente su quella che sembrava essere una pace tanto innaturale, quanto inquietante, data la particolare circostanza, imbracciammo i nostri zainetti e cominciamo ad aggirare le mura esterne alla ricerca di una via maestra che potesse condurci al cuore pulsante di questo splendido baluardo del Vallo di Diano: il castello dei principi Sanseverino, oggi conosciuto come castello Macchiaroli. La nostra agitazione, poi, venne ulteriormente animata dal sopraggiungere di quella particolare sensazione di vuoto all’epigastrio, provocata da uno stimolo nervoso partente dallo stomaco, ai molti conosciuta come FAME (cfr. Wikipedia). Indi per cui, senza ulteriori indugi, decidiamo di allungare il passo, soffermandoci soltanto sulle plausubili scelte offerte dai cartelloni stradali.

Nulla riuscì a convincerci, nulla riuscì a catturare la nostra attenzione da divoratori seriali, e, soprattutto, vogliosi di una cucina ricca, tradizionale e, naturalmente, condita con prodotti locali. Rinnovando, in cuor nostro, la promessa di una giornata all’insegna del gusto e della scoperta, decidemmo di inoltrarci fra i “Vichi” del borgo antico alla ricerca di quel qualcosa che avrebbe finalmente potuto regalarci quell’emozione che stavamo cercando; quella che solo la cucina casereccia può sperar di donare.

Passeggiando per via Sant’Antuono, costeggiammo un ristorantino niente male, con una sala all’esterno e non una, bensì due sale interne disposte su due piani piuttosto voluminosi, il cui nome porteremo nel cuore per il resto dei nostri giorni: l’Osteria “Il buon gusto” (pagina Trip Advisor:https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g673319-d4706301-Reviews-Osteria_Il_Buon_Gusto-Teggiano_Cilento_and_Vallo_di_Diano_National_Park_Province_.html). I dubbi cominciarono a manifestarsi e domande su domande cominciarono ad accalcarsi nella corteccia prefrontale dei nostri cervelli, che nel frattempo erano ancora intenti a mantenere sotto controllo i nostri corpi sconvolti dalla fame e dalla lunga recherché: in un agile momento di lucidità cognitiva, buttammo gli occhi su uno degli antipasti che stavano per essere serviti ad un tavolo, e le parole del cameriere: “Questi sono prodotti nostrani, a km 0, prodotti da allevatori locali…“, risuonarono per noi come “Il mattino” di Edvard Grieg, alleggerendoci d’ogni dubitazione e convincendoci, finalmente, a trovare riposo all’ombra del gazebo.

Cominciammo con un antipasto di salumi e formaggi locali- che avremmo poi incontrato nuovamente all’apertura delle taverne alla sera-, accompagnato da delle patate fritte e poi passate al forno marinate in rosmarino ed olio extravergine d’oliva a marchio IGP (di loro produzione) e del pane, il cui buon profumo boscoso e i suoi sentori affumicati, la sua struttura poco alveolata (donata dalla lievitazione naturale conferita dal lievito madre che, nella provincia di Salerno si usa chiamare “criscito”) e il peso specifico piuttosto importante, la crosta tenera e sottile, il suo colore bruno e delicato, accompagna perfettamente il carattere, il gusto, la tenerezza dei salumi e dei formaggi prodotti dall’allevato locale, che bastarono, anche da soli, a farci sprizzare gaudenza e soddisfazione gastronomica da tutti i pori.

Ma non ci fermammo all’antipasto.

Subissando i primi piatti, ci facemmo tentare dagli arrosti di vitello e di maiale, ancora accompagnati dalle patate fritte e al forno e da quel pane che, ad ogni morso, si piantava come un mattone nel nostro stomaco: ma, accidenti se era davvero buono. Manco a dirlo, gli arrosti non si preoccuparono minimante di sfigurare di fronte allo squisito antipasto che li aveva preceduti, data la dolcezza e la succosità delle carni, sempre provenienti dall’allevato locale, che non seppe smentirsi neanche sulla brace.

Decisi a voler fare le cose come dovrebbero esser sempre fatte, ci lasciammo tentare dal cameriere ad assaporare un altro prodotto nato, anch’esso, dalla devozione, dalla passione, dal coraggio di un uomo, che nei primi anni ’90, volle dare a Teggiano un qualcosa in cui avrebbe potuto riconoscersi; un qualcosa con cui intiepidire i cuori dei suoi abitanti e degli avventori da tutti gli angoli del mondo, sia durante la rigidità degli inverni teggianesi, sia durante le fresche estati: parlo dell’amaro Teggiano e di suo padre, Gaetano Tropiano, che ha trovato sicura eredità nei cuori delle sue figlie Vincenza ed Anna, che nel 2013 hanno riportato in vita il sogno del padre, registrando il marchio e assicurandogli, nel 2014, il primo riconoscimento ufficiale.

Le meraviglie ed i miracoli di questo elisir, in origine dal gusto “forte e classico”, ma poi reso amabile e delicato dalla nuova ricetta di Vincenza ed Anna, sono raccontate tutte sul sito internet dedicato: http://www.amaroteggiano.it, e, qualora non vi basti, vi è possibile acquistarlo con spedizione in tutta Italia a questo link: https://amaroteggianoshop.jimdo.com/

Noi ve lo stra-consigliamo, ma starà a voi decidere se il prodotto corrisponda ai vostri gusti, oppure no.

Con la pancia piena ed i sensi appagati e, adesso, in quiete, ci incamminammo nuovamente alla scoperta del borgo antico, alla ricerca di qualche luogo di interesse da visitare prima dell’avvento dei molti turisti che questa manifestazione attira d’ogni dove.

Ma, ahi noi, con nostro sommo rammarico, trovammo tutte le porte chiuse: chiese, musei, pinacoteche, giardini, tutto sembrava immerso in timido sonno, disturbato soltanto dalla presenza di alcuni figuranti e artigiani in fase di allestimento dei loro stand, come, ad esempio, il placido signor Macario, rinomato e riconosciuto restauratore locale, che, in compagnia del suo timidissimo e tenerissimo nipotino e dopo una vigorosa stretta della sua mano callosa e vissuta, ci ha mostrato alcuni dei suoi lavori che interessavano, appunto, il recupero ed il restauro, anche funzionale, di utensili antichi e gingilli d’ogni sorta e specifica funzione.

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Sconfortati ed impigriti dalla triste scoperta, ci incamminammo verso piazza San Cono, dove decidemmo di ammazzare il tempo con una rinvigorente granita al limone, che, in qualche modo, riuscì a rianimare le nostre buone intenzioni. All’ombra dell’obelisco di San Cono, Santo protettore della città di Teggiano, stava accadendo qualcosa che attirò la nostra attenzione più di una volta: i Trombonieri Senatore, con le loro divise giallo canarino e nero, si cimentavano in giochi improvvisati al momento, creando alle volte un gran trambusto che cozzava, seppure non in maniera così netta ed ossimorica, con la quiete che il paese aveva incontrato nelle prime ore del pomeriggio: una quiete solo in parte vera, in quanto, dietro le quinte, lontano dagli sguardi ora pigri ed assonnati dei turisti, v’era un tale fermento e foga per la preparazione di quello che, da lì a qualche ora, avrebbe sconvolto totalmente quell’atmosfera di sonnecchiante veglia.

Trombonieri Senatore all'ombra dell'obelisco di San Cono

Le ore trascorsero piuttosto velocemente e l’aria, nonostante il solleone, divenne piuttosto frizzantina: per cui indossammo rapidamente i nostri soprabiti, imitando un pò quello che stava accadendo in piazza, in quei momenti di prova e consolidamento coreografico che interessarono gli “Sbandieratori dello Stato di Diano”, intenti a prendere familiarità con le bandiere e le deboli turbolenze create dal soffio di un Ponente ancora parzialmente assopito, che poi avrebbe, però, accompagnato poi i nostri passi per tutto il resto del pomeriggio e della sera.

Nel frattempo, il borgo cominciò a risvegliarsi e ad animarsi della piacevole e vivace presenza dei figuranti e degli artisti e degli sguardi stupiti e meravigliati dei primi avventori, che, esattamente come noi, sbarrarono gli occhi per evitare di mancare anche il minimo dettaglio di quel meraviglioso contesto; imprimerlo nella propria memoria, e conservarlo gelosamente nel proprio cuore, come uno tra i tesori più preziosi e inestimabili al mondo.

Tutto procedette analogamente, fra l’entusiasmo degli astanti e la meraviglia generata da cotanta presenza, finchè, una voce, tuonò imperiosa squarciando l’aria ed annunciando, con fiera inflessione, che di lì a poco sarebbe cominciati i festeggiamenti in onore “de lo Principe Antonello di Sancto Severino e de la sua pulcherrima mulier, Costanza da Montefeltro“, inaugurati dal Corteo storico dei figuranti e degli artisti che poi avrebbero omaggiato i principi con le loro mirabolanti coreografie, che sarebbe partito e ritornato poi verso il castello Macchiaroli per la presentazione degli omaggi dei Vassalli.

C’erano bambini corollati di fiori che trainavano con se carretti pieni di riproduzioni di giocattoli dell’epoca; donne con cesti ricolmi delle più squisite leccornie, fra pane, ortaggi, salumi e dolci; nobili e cortigiani, dalle sete e dagli ori e argenti sfavillanti, che con posa dignitosa calcavano i sanpietrini di piazza San Cono, salutando e sorridendo alle fotocamere; uomini, cacciatori, agricoltori ed allevatori accompagnati dai loro fidati utensili ed animali; cavalieri bardati e pronti alla battaglia; rappresentanti dell’Ecclesia e della casta dei medici accompagnati da paggi, diaconi ed assistenti; menestrelli e giullari intenti nei loro atteggiamenti giulivi e gaudenti; il tutto seguitato ed accalorato dal corteo dei Tamburi del Calendimaggio di Assisi e delle Tamburine del Vallo di Diano, seguitati a loro volta dai sopracitati Trombonieri Senatore e dagli Sbandieratori dello Stato di Diano; e infine, in tutto il loro splendore, per gli abiti e la bellezza naturale dei due figuranti, il principe Antonello di Sanseverino e la splendida Costanza da Montefeltro, i quali, dopo aver sfilato insieme a tutti gli altri figuranti nell’intorno della piazza e nei vie più iconiche della città, s’accomodarono, d’insieme, su degli alti gradoni disposti all’ombra dell’obelisco di San Cono, per assistere agli omaggi dicati loro dai valvassori del Regno di Salerno.

 

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S’avvicendarono i Tamburi del Calendimaggio di Assisi, seguiti poi dagli Sbandieratori e dalle Tamburine dello Stato di Diano, che seppero offrire, con le loro nuances percussive e le mirabolanti coreografie costruite con le bandiere, uno spettacolo colorato, vivace, allegro e dal forte impatto visivo. A questi, quasi subitamente, subentrarono i Trombonieri Senatore da Cava de’ Tirreni, che con il ronzio dei loro ottoni, mescolato al strepito chiassoso, ma al contempo ordinato, prodotto dai tamburi e dai colpi a salve caricati nei loro archibugi, insieme coi giochi pirotecnici del Giullare giocoso dalla Terra di Siena, offrirono ai principi giochi di luce, fuoco, fiamme e polvere che difficilmente riusciremmo a descrivere con parole più efficaci e vivide di queste.

E ancora mentre la nebbia creata delle polveri degli archibugi va scemando, lentamente trasportata dal quel Ponente che nel frattempo s’era avveduto a infervorare ancora di più, la voce del principe di Sanseverino rallegra gli astanti con la notizia dell’apertura delle Taverne e l’inizio del banchetto in onore di Costanza, sua sposa prediletta. La voce, che qualche ora prima aveva annunciato l’inizio del corteo e dei festeggimaenti in onore dei principi di Sanseverino, seguì quella del principe stesso nell’annunciare l’apertura del banco di cambio, dove tutti colori i quali avrebbero avuto a piacere di pagare con il denaro dell’epoca (Coronati, Ducati, Tarì e Tornesi), avrebbero potuto cambiare il proprio denaro in cambio di un sacchettino contenente monete del valore complessivo di 12 euro, insieme poi ad un sacchettino con del denaro souvenir da acquistare a parte.

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L’itinerario enogastronomico è un piacere per gli occhi, le orecchie, il naso ed il palato: cominciando con nominare le pietanze disponibili presso le varie taverne (ad ognuna di esse era designata una sola pietanza):

  • Piatto con salsiccia, salame, cacio fresco de lo Stato di Diano (Taberna De la Congiura);
  • Parmettieddi con ragù di carne (Taberna de Mori);
  • Fusilli co lo sugo de lo porco selvatico (Taberna De lo Lupo Lordo);
  • Pasta et fasuli con la porva (Taberna Antica);
  • Pizzoco co la salsiccia de porco at papaiuoli de la chiana saltati a l’olio de oliva (Taberna De lo Gallo Parlante);
  • Provola rostita cum pane (Taberna De l’Assedio);
  • Salsiccia de porco in su la brace e broccoli della chiana (Taberna De la Vecchia Porta);
  • Torta de lo duca e Tris di dolci (Taberna De lo Falco);
  •  Salsiccia de porco in su la brace (Taberna De lo Gufo);

Continuando poi con l’enumerare alcuni degli intrattenitori che avreste potuto incrociare lungo la via oppure all’interno di Chiese quali quella di Sant’Agostino o di San Benedetto (che già sole, valgono la pena di esser visitate con pazienza e curiosità archeo-antropologica), come i bravissimi musici de l’ensemble Rosa Aulentissima (nostri vicini di casa, in quanto salernitani), che hanno offerto al pubblico un repertorio di musica vocale polifonica mista fra organa mottetti rinascimentali e barocchi, e gli altrettanto eccelsi musici de La Rossignol  di Cremona , con le loro danze rinascimentali e barocche ad allietare e coinvolgere gli avventori tutti.

 

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Sin poi alle numerose attrazioni quali il museo delle erbe (Viridarium) del dott. Nicola di Novella ed il Museo Diocesano di Teggiano, ospitato all’interno della Chiesa di San Paolo (con ingresso a pagamento).

Arrivati a questo punto, penso abbiate capito che di coseine ce ne sono da vedere, da assaporare, da ascoltare durante questa splendida manifestazione e, ahimè, la nostra esperienza della XIII edizione della manifestazione si conclude intorno alle 22:00 quando, dopo una intensa giornata di cammino incessante, ci rannicchiamo sconfitti nella nostra auto e, con il cuore ricolmo di gioia e allegrezza per le turbe emotive e sensoriali provocate da quanto descritto nelle righe precedenti, ed anche altro che abbiamo volutamente omesso per ovvie ragioni (tutt’altro che cattive, anzi: starà avoi scoprirlo),  torniamo nella nostra splendida Salerno alle nostre altrettanto splendide case, con un bagaglio di ricordi prezioso e dal valore insestimabile.

Fine.

Ospite in sala:

Ma ehi, un momento! Non avete detto all’inizio dell’articolo che esso si sarebbe diviso in due parti? Beh, che ne è della XXIV edizione della manifestazione? Non penserai mica di cavartela così, con un pugno di farfalle in una mano e di sabbia nell’altra? Avete omesso giusto un qualcosina che fa di una grande manifestazione, una grandiosa esperienza sensoriale! Di cosa sto parlando? Ma di…” 

Gaetano e Teresa:

Ogni cosa a suo tempo, ed al tempo ogni cosa… Non vi lasceremmo mai con l’amaro in bocca! Vogliamo semplicemente creare un pò di suspance e curiosità in voi che avete così gentilmente resistito fino a questo punto e che avete senza dubbio immaginato, con la mente e col cuore, anche solo una delle cose che sono state dette- o scritte, naturalmente- in questa sede. E, per ringraziarvi della vostra pazienza e del vostro tempo vogliamo, anzitutto, invitarvi a partepiare insieme a noi alla XXV edizione della manifestazione ‘A tavola della principessa Costanza’, a lasciare noi un commento- che contenga esso parole di apprezzamento o piuttosto una critica costruttiva, di cui poter discutere insieme- e ad attendere ancora qualche momento affinchè tutto sia pronto per potervi condurre, spada, scudo ed alabarda, all’assedio del Castello Macchiaroli, sostenuto dal re Federico d’Aragona nel 1497, la cui storia è raccontata qui, http://www.castellomacchiaroli.it/castello/storia/, e la cui rievocazione sarà riportata nella seconda parte dell’articolo, quella relativa alla XXIV edizione della manifestazione “.

Ancora un sentito ringraziamento a tutti voi, carissimi amici e fidi compagni d’arme e avventure per averci concesso di accompagnarvi in questa straordinaria e stupefacente esperienza. Questa eccellente inziativa, voluta ardentemente dalla Pro Loco Teggiano (http://www.prolocoteggiano.it/) e realizzata con quella cura e quel trasporto unici che connotano un forte sentimento di appartenenza storica alla città, al suo territorio, alle sue persone, ai suoi prodotti, non solo da parte dei responsabili di settore, ma della cittadinanza tutta, ha portato alla generazione di un appuntamento al quale è difficile mancare una volta saputo apprezzare nella sua interezza. Poichè aldilà della semplice goliardia che può instillare un evento del genere, vi è tanta ricerca, tanto lavoro, tanta dedizione e, ripetendomi ancora una volta, tanto… ma, no, infinito amore per la città, il suo territorio, i suoi abitanti, ed i suoi prodotti.

Si ringraziano:

Ancora grazie e, a presto, con la seconda parte dell’articolo e l’assedio al castello Macchiaroli!

Ciao, da Gaetano e Teresa!

2 commenti

    1. Un sentito ringraziamento a tutti voi dell’associazione per averci permesso di raggiungere la manifestazione con la tranquillità necessaria al reperimento delle informazioni necessarie all’articolo, e per averci concesso la possibilità di poter assistere a tutto ciò che la manifestazione aveva da offrirci senza doverci preoccupare di tornare autonomamente a casa ad un’ora così inoltrata della notte. Ancora grazie da Gaetano e Teresa.

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